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Come si determina l’eta’ di un pesce
(tratto dalla rivista
“Pianeta Acqua” – Organo ufficiale
della Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività
Subacquee – Luglio 2002)
Quanti anni ha questo pesce?
E’ un interrogativo che non solo i pescatori si
pongono spesso, magari davanti ad una grossa preda appena
catturata, ma che interessa anche chi si occupa di ricerca
e gestione della fauna ittica. Conoscere l’età
di un pesce o, meglio ancora, la relazione tra età
e lunghezza nei pesci di una specifica popolazione ittica,
consente per esempio di stabilire in modo appropriato
la misura minima necessaria a tutelare la prima riproduzione
(che generalmente avviene al terzo anno di vita) e di
verificare che l’accrescimento sia adeguato a
quanto atteso in relazione alle caratteristiche ambientali.
Il modo più comunemente utilizzato per
stabilire l’età di un pesce, è quello
di studiarne le scaglie al microscopio; una volta ripulite
dai residui di epidermide e utilizzando ingrandimento
adeguato, si potranno osservare degli anelli concentrici
con una struttura simile a quella della sezione di un
albero. Queste strutture si possono intravedere
talvolta anche a occhio nudo, nel caso di grosse scaglie
come quelle di carpe e altri Ciprinidi. Analogamente
a quanto avviene per il tronco d’albero, questi
anelli corrispondono alle fasi dell’accrescimento
che, partendo dal centro, avviene per deposizione di
strati successivi di tessuto osseo verso l’esterno
(vedi figura 1). Essendo i pesci eterotermi, o più
volgarmente “a sangue freddo”, il loro accrescimento
dipende oltre che dalla disponibilità di cibo
anche dalla temperatura dell’acqua in cui vivono.
Questo comporta che nei laghi e nei fiumi delle regioni
temperate, come nel caso di quelle italiane, la crescita
non sarà costante durante l’anno: nelle
stagioni primaverile ed estiva la temperatura mite favorirà
una maggiore velocità d’accrescimento del
pesce, quindi anche delle sue scaglie; viceversa in
autunno il raffreddamento delle acque comporterà
un rallentamento dello sviluppo corporeo, che in inverno
può anche interrompersi del tutto. All’effetto
diretto della temperatura ambientale sul metabolismo
si aggiunge il fatto che, durante la bella stagione,
vi sarà una maggiore disponibilità di
cibo (l’intera biocenosi acquatica si sviluppa
maggiormente in primavera e in estate) e l’accrescimento
dei pesci sarà così ulteriormente favorito
rispetto al periodo autunnale ed invernale. Queste differenze
stagionali di crescita si riflettono in una diversa
velocità di formazione degli anelli, detti “circuli”,
sulla scaglia: in primavera ed estate essa sarà
veloce e i circuli appariranno numerosi e distanziati,
mentre in autunno - inverno la crescita rallenterà
e i circuli appariranno meno frequenti e più
ravvicinati tra loro. Osservando la scaglia ad un basso
ingrandimento questi differenti modi stagionali di formazione
dei circuli faranno sì che al periodo autunnale
– invernale corrisponda una banda scura e stretta,
a quello primaverile – estivo una banda chiara
e larga. In particolare la zona di confine tra una banda
scura ed una chiara, in cui spesso si verifica una leggera
frattura concentrica, corrisponde al punto in cui termina
la stagione invernale e inizia quella primaverile; tale
zona è definita “annulo”. Contando
il numero di annuli presenti su una scaglia si può
quindi stabilire quante stagioni ha vissuto il pesce
e così risalire alla sua età, con una
precisione che in alcuni casi può arrivare al
numero di mesi, se si tiene conto del periodo
in cui la specie dell’esemplare in questione si
riproduce (in pratica il suo “compleanno”)
e del momento in cui è stata prelevata la scaglia.
Spesso accade però che l’annulo non sia
definito in modo evidente dall’alternanza di bande
chiare e scure e dalle fratture nella zona di confine;
in questo caso è necessario esaminare la scaglia
con un maggiore ingrandimento e cercare le cosiddette
“linee di discontinuità” nei circuli:
si tratta di zone in cui alcuni circuli anziché
essere disposti per linee parallele concentriche, si
congiungono tra loro proseguendo con un’unica
linea. Quella zona di discontinuità indica la
presenza dell’annulo.
Nella
figura 2 si può osservare una scaglia di trota
fario dove appare evidente un unico annulo, al cui esterno
si può identificare una banda di accrescimento
veloce; queste informazioni ci indicano che tale pesce
ha vissuto un intero anno più, come minimo, la
bella stagione dell’anno successivo. Tenuto conto
che la trota è stata catturata nel mese di febbraio
possiamo dedurre che essa ha completato anche il secondo
anno di vita e la banda scura con il relativo annulo,
indice del secondo inverno, non è ancora visibile
perché si trova sul margine esterno della scaglia;
essa diverrà evidente solo in primavera inoltrata,
dopo la ripresa dell’accrescimento. Considerato
poi che la popolazione di trota fario cui appartiene
l’esemplare in questione si riproduce in dicembre,
potremo ulteriormente precisare che la sua età
è di due anni e due mesi.
La precisione con cui si riesce a stabilire
l’età di un pesce con questo metodo dipende
da diversi fattori:
- L’ambiente in cui ha
vissuto il pesce: nelle acque in cui gli
inverni sono particolarmente rigidi (per esempio nei
laghi alpini) la formazione degli annuli sarà
più netta, mentre dove la temperatura invernale
è più mite ed è maggiore la disponibilità
di alimento (per esempio nei grandi laghi subalpini),
la differenza di accrescimento stagionale sarà
meno marcata.
- La specie ittica cui appartiene
il pesce: alcune specie hanno scaglie con
una struttura piuttosto complicata da interpretare,
come per esempio il luccio e la tinca, altre invece
sono più semplici come il coregone e il temolo.
Le specie piccole tendono inoltre ad avere scaglie
minute, che richiedono un esame più accurato.
Quando poi le scaglie addirittura sono assenti, come
per l’anguilla o il siluro, si deve utilizzare
la sezione di altre strutture ossee del corpo; a tal
fine si fa uso dei raggi delle pinne, degli otoliti
o dell’opercolo.
- L’età del pesce
che si osserva: l’accrescimento corporeo
dei pesci non è costante per tutta la vita,
ma si riduce progressivamente con l’invecchiamento;
ne consegue che anche le bande di apposizione stagionali
dei circuli diventano sempre più strette e
gli annuli diventano sempre più ravvicinati
e “impaccati” uno contro l’altro
verso il bordo esterno, divenendo difficili da distinguere.
Questo comporta il rischio di sottostimare l’età
dei pesci più longevi.
- Scaglie rigenerate:
a causa di ferite, traumi o malattie i pesci possono
perdere alcune scaglie, che sono poi rimpiazzate dalla
crescita di nuove scaglie. Queste ultime, dette scaglie
“rigenerate”, non contengono più
l’informazione relativa all’accrescimento
del pesce nel periodo precedente alla ricrescita della
scaglia: nella parte centrale mancano i circuli e
quindi gli annuli, per una superficie estesa tanto
più quanto più recente è la perdita
della scaglia originaria.
Esiste
anche un metodo più grossolano, ma che in alcune
situazioni può rivelarsi estremamente efficace,
per risalire all’età di un pesce senza
ricorrere all’esame della scaglia.
Questo metodo si basa sul presupposto che tutti
gli individui di una determinata popolazione di una
specie ittica si riproducono nello stesso momento e
si accrescono con la medesima velocità; ne consegue
che i pesci della medesima età teoricamente hanno
la stessa lunghezza e quindi misurando un campione
abbastanza consistente di pesci di una determinata popolazione
dovrebbe essere possibile osservare dei gruppi di numerosi
individui, ognuno dei quali con una determinata lunghezza,
corrispondenti ciascuno ad una certa classe d’età.
Nella realtà le cose vanno un po’ diversamente,
in quanto una popolazione ittica è caratterizzata
da un accrescimento medio, mentre a livello dei singoli
individui la crescita può avere variazioni rilevanti;
per questo motivo i gruppi di pesci della stessa età
comprenderanno individui con lunghezze che si possono
discostare dal valore medio (vedi figura 3). Un’ulteriore
complicazione di questo approccio è dovuto al
fatto che gli esemplari più longevi si accrescono
proporzionalmente meno e quindi i raggruppamenti delle
classi di età “anziane” tendono a
sovrapporsi parzialmente tra loro.
Una volta nota l’età per un campione di
pesci di adeguata consistenza numerica e rappresentativo
delle diverse taglie della popolazione ittica oggetto
di studio, sarà possibile costruirne la curva
di crescita lineare; si tratta di una rappresentazione
grafica che mette in relazione la lunghezza di un pesce
con la sua età (vedi figura 4). Una volta nota
la curva d’accrescimento della popolazione cui
appartiene, è possibile attribuire l’età
ad un pesce semplicemente misurandone la lunghezza.
In relazione al clima e alle disponibilità alimentari
degli ambienti occupati è possibile che popolazioni
della stessa specie manifestino accrescimenti piuttosto
diversi; per questo motivo, per esempio, la misura minima
di cattura di una specie non può essere ovunque
la medesima in tutte le acque interne italiane e talvolta
nemmeno in quelle di una stessa provincia.
Un’ultima curiosità da soddisfare sul tema
dell’età dei pesci, può essere quella
della loro longevità; di seguito si riporta una
tabella con le età che possono essere raggiunte
in natura da alcune specie ittiche presenti nelle acque
italiane.

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