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Qualità e certificazione nella
molluschicoltura polesana
Per
quanto riguarda la mitilicoltura si sta registrando
in questi ultimi anni una tendenza generale a mettere
in secondo piano gli impianti tradizionali in aree a
bassa profondità favorendo la costruzione di
strutture off-shore, più produttive e meno soggette
ai fenomeni di mortalità legati alle crisi distrofiche
degli ambienti marini costieri.
Anche la venericoltura, pur essendo relativamente recente,
si è sviluppata partendo dai primi sistemi sperimentali
introdotti dagli altri paesi produttori, fino ai più
recenti parchi-vivaio, controllati e gestiti in tutte
le fasi con l’impiego talvolta (laguna di Marano)
dalla meccanizzazione nelle operazioni di semina e raccolta.
Questa evoluzione è stata seguita anche nella
realtà produttiva del Delta del Po Polesano che,
pur avendo una estensione relativamente limitata rispetto
ad altre lagune Adriatiche, ha raggiunto picchi di produzione
e standard qualitativi di prim’ordine.
Nella sacca di Scardovari, Canarin, Barbamarco, i fondali
poco profondi, l’elevata produzione fitoplanctonica
e la ricchezza di particellato organico in sospensione,
dovuta al consistente apporto di nutrienti ad opera
del fiume Po, rappresentano una condizione vantaggiosa
non solo per l’abbondanza degli stock ittici,
ma anche per l’insediamento e la crescita di organismi
bentonici filtratori, soprattutto molluschi bivalvi.
Per tale motivo da sempre nel Delta del Po la
pesca nelle acque interne è stata ed è
esercitata essenzialmente con l’ausilio di attrezzi
fissi quali bertovelli, reti da posta, tramagli, cogoli
e cioè attrezzi che vengono posizionati in particolari
siti di transito del pesce. Gli stessi attrezzi
vengono utilizzati per la pesca nei tratti terminali
del fiume in quanto ricco, per la presenza del cuneo
salino, di numerose specie eurialine. Le produzioni
lagunari più importanti sono date da Gobidi,
Latterino, Passera, Anguilla, Sogliola, Cefali, Orata,
Branzino.
Con barche di piccole dimensioni (ben 600 unità
autorizzate al sistema attrezzi da posta) il pescatore
raccoglie quotidianamente il pesce catturato portandolo
sul mercato locale per la commercializzazione.
Le catture hanno, come detto, andamento stagionale sia
per tipologia di specie che per la quantità e
qualità dei prodotti. Tale attività è
inoltre legata alle situazioni ambientali estreme a
cui la laguna è sottoposta in particolari periodi
dell’anno.
Per quanto riguarda la pesca in mare questa non ha conosciuto
da noi lo sviluppo verificatosi nelle marinerie limitrofe
(Goro e Chioggia). Infatti da un lato le acque marine
prospicienti il Delta, pur essendo fra le più
ricche e pescose dell’Adriatico, hanno sempre
costretto i pescatori locali a convivere con le difficoltà
legate ai bassi fondali, ed inoltre la mancanza quasi
totale di portualità e servizi hanno concorso
a bloccare lo sviluppo dell’attività.
La situazione attuale comunque pare in evoluzione positiva
con la costruzione negli ultimi anni di nuove imbarcazioni
cosichè quest’anno la pesca marittima tradizionale
è operata da circa 50 imbarcazioni di stazza
attorno alle 10 tonnellate autorizzate a strascico e
volante.
E’ comunque l’attività di
molluschicoltura, quella dell’allevamento delle
cozze e soprattutto delle vongole veraci, il mestiere
trainante dell’intero comparto ittico Polesano.
La miticoltura è sorta nella Sacca di Scardovari
nella fine degli anni 60. In tale laguna tutt’oggi
l’allevamento viene effettuato in appositi impianti
che hanno una estensione di 150.000 metri quadrati con
un potenziale produttivo di 40.000 quintali annui e
con un numero di addetti che sfiora le 400 unità.
Il prodotto è di ottima qualità ed è
apprezzato e riconosciuto dagli operatori del settore
sia dal punto di vista organolettico che per l’ottimo
rapporto peso totale/peso della carne.
E’ infatti la peculiarità dell’ambiente
salmastro delle lagune del Delta del Po, a conferire
alla cozza di Scardovari una qualità decisamente
superiore, un sapore particolarmente delicato ed una
velocità di accrescimento sorprendente,
tanto che solo dopo otto nove mesi dalla messa a dimora
del seme, i molluschi hanno già raggiunto la
taglia commerciale.
L’alto livello qualitativo dei nostri mitili,
frutto anche della particolare cura prestata durante
le fasi di allevamento dai pescatori Polesani, ci ha
permesso, in questi ultimi anni di promuovere il nostro
prodotto anche in ambito Europeo.
I risultati ottenuti all’estero sono decisamente
buoni tanto che, la cozza di Scardovari sta conoscendo
un sempre maggior successo proprio sul mercato francese,
che è risaputo essere tra i più esigenti,
con consumatori molto preparati ed amanti dei frutti
di mare.
Da alcuni anni la produzione lagunare di cozze
è stata integrata e ampliata grazie all’avvio
dell’allevamento dei mitili anche in mare aperto
su strutture idonee off-shore, i cosiddetti long-line.
In tali impianti che si estendono in una superficie
di 300 ettari la produzione annuale può raggiungere
gli 8-10 mila quintali.
Questa monotona attività dì mitilicoltura,
che è stata per molti anni la fonte principale
e talvolta unica per i pescatori polesani, è
stata infranta con l'introduzione e la coltivazione
su larga scala della vongola verace filippina.
Sviluppatasi a partire dai primi anni '80, dapprima
in via sperimentale e quindi a fini produttivi, la venericoltura
ha trovato grande sviluppo nelle lagune del Veneto e
dell'Emilia Romagna sino a diventare una importante
realtà economica ed occupazionale nel panorama
dell'acquacoltura nazionale.
In breve tempo, grazie al connubio tra le caratteristiche
biologiche della vongola verace e le condizioni favorevoli
delle lagune del Delta, si è manifestato uno
vasto reclutamento naturale che ha permesso il rapido
insediamento di abbondanti banchi di questo pregiato
mollusco. L'allevamento e la corretta gestione attuata
dal Consorzio in collaborazione con l'Amministrazione
Provinciale, ha permesso alla produzione di vongola
verace nelle lagune Polesane, a partire dal 1987, di
divenire e di mantenersi una delle realtà più
rilevanti ed importanti non solo in Italia ma a livello
comunitario.
Le lagune in gestione al Consorzio Cooperative
Pescatori del Polesine risultano essere ben delimitate
geograficamente essendo tutte le acque marittime interne
comprese tra il Po di Goro ed il ramo del Po di Maistra.
Le zone acque cedute allo sfruttamento ed in produzione
sono quindi: la Sacca di Scardovari-Bottonera, la laguna
di Barbamarco, la Sacca del Canarin, la Sacca del Basson
L’allevamento e la produzione di vongole veraci
ha registrato dalla sua introduzione una crescita prodigiosa:
da un raccolto di 100 quintali nel 1987, si è
passati ad una produzione di 19.000 quintali nel 1989,
nel 1992 la produzione ha raggiunto i 90.000 quintali
annui e nel 1999 si è raggiunto il record produttivo
di 96.000 quintali.
Così anche dal punto di vista occupazionale l’attività
di molluschicoltura ha assunto una fondamentale importanza
in Polesine tanto che attualmente il Consorzio Cooperative
Pescatori del Polesine, con i propri 1500 addetti,
è la maggiore azienda, in termini di occupati,
nella Provincia di Rovigo.
Ciò è frutto di una attenta e puntuale
attuazione dei programmi di gestione della risorsa faticosamente
ma rigorosamente applicate alle zone di produzione.
E’ proprio in questo ambito che la nostra azienda
ha sempre puntato ed ha fondato il proprio sviluppo.
A tale proposito si ritiene fondamentale sottolineare
il fatto che, nelle nostre lagune, contrariamente ad
altre zone produttive dell’Alto Adriatico, si
sia continuato ad effettuare la raccolta del prodotto
esclusivamente utilizzando la draga manuale.
Essa è costituita essenzialmente da un cestello
metallico (in ferro o in acciaio inox), formato da tondini
distanziati tra loro di due centimetri, da un’asta
in legno di circa due metri, da un sacco di rete con
maglia di trenta millimetri, e da una cinghia.
L’azione di pesca si effettua nelle aree con profondità
fino a 1,5 metri da pescatori vestiti con “salopette”
stagna.
Con notevole sforzo dell’operatore, la rasca viene
trainata camminando all’indietro: una larga cinghia,
collegata con cime di traino ai lati della rasca, cinge
la vita dell’operatore che indietreggiando muove
ritmicamente il manico del rastrello, favorendone la
penetrazione del sedimento.
Questa metodica di pesca, sebbene sia assolutamente
faticosa, con rese di raccolta non molto elevate se
rapportate ad altri attrezzi di pesca, e soprattutto
causa di frequenti malattie professionali ai pescatori
Polesani, riteniamo sia molto importante per due motivi:
- Per il fatto che
questo mezzo di pesca determina un basso impatto ambientale
sull’ecosistema, di gran lunga
inferiore ad altri strumenti meccanici quali le “Rusche”,
draghe idrauliche o turbosoffianti, rastrelli vibranti;
inoltre è indispensabile per la salvaguardia
del novellame presente, dal quale dipende il mantenimento
dei banche naturali.
- Perché la pesca effettuata manualmente
arreca un bassissimo disturbo e stress agli animali
raccolti che pertanto mantengono molto più
a lungo elevati standard di vitalità e freschezza,
con tempi di conservabilità del prodotto notevolmente
superiori a quelli provenienti da altre aree.
In generale si ritiene che i fattori
discriminanti delle produzioni molluchicole del Consorzio,
per i quali si sono raggiunti livelli di qualità
superiore, già oggi riconosciuti dal mercato,
siano fondamentalmente due.
Il primo fattore è dato dalla tipicità
delle zone di produzione, ovvero il Delta del Po è
una zona umida che a livello internazionale è
stata riconosciuta tra le più peculiari per le
proprie caratteristiche ambientali, nonché un
bene naturalistico di grande pregio e valore.
Il secondo fattore è dato dalle modalità
di gestione della risorsa che prevede la pesca manuale
come su descritto, una taglia minima di raccolta per
la commercializzazione del prodotto, una quota massima
giornaliera per pescatore in base alle richieste di
mercato, il conferimento di tutto il prodotto all’impianto
di depurazione di Scardovari che ne cura la commercializzazione,
la rotazione delle zone di pesca, la semina con prodotto
naturale o proveniente da schiuditoio nelle aree maggiormente
sfruttate.
E’ importante ricordare anche che la molluchicoltura
è legata al delicato equilibrio che regola l’ecosistema
lagunare.
Le condizioni ambientali e biologiche che caratterizzano
il Delta del Po sono soggette a mutamenti anche repentini
di varia natura quali l’orografia, i parametri
chimico-fisici, gli eventi metereologici ecc. Tali mutamenti
possono sviluppare la produttività ma spesso
la possono ridurre o creare situazioni ambientali pericolose,
con scadimento delle quantità e soprattutto della
qualità del prodotto allevato.
Occorre pertanto vigilare con la massima attenzione
e controllare lo sviluppo di tali fenomeni, per poterli
prevenire ed affrontare.
Conseguentemente occorre predisporre anche interventi
mirati che abbiano efficacia nel ripristino di condizioni
ambientali idonei nel momento in cui queste vengano
a mancare.
E’ il caso delle opere di vivificazione eseguite
in questi ultimi anni dal Consorzio di Bonifica Delta
Po Adige, grazie alle quali si sono potute “recuperare”
ampie aree gravemente degradate divenute oggi importanti
zone di produzione molluschicola di qualità.
Considerata la vitale importanza che questa attività
ha ormai raggiunto nell’economia locale, il Consorzio
dei Pescatori, dopo l’organizzazione e la gestione
della produzione in ogni suo aspetto, la raccolta e
la commercializzazione, punta decisamente sull’allargamento
dei mercati facendo leva sulle opportunità create
dalle produzioni di qualità.
In effetti l’espansione dei mercati dei prodotti
agricoli e alimentari a livello internazionale, rappresenta
un rischio per le produzioni di massa, soprattutto per
gli operatori di dimensioni economica ridotta, ma può
costituire una opportunità per le produzioni
di qualità se sostenute da una forte azione di
valorizzazione e tutela.
In una concorrenza estremamente vivace la politica
della qualità e dell’origine diviene un
fattore importante in termini di attestazione del territorio,
ed indispensabile perno di competitività.
La qualità diviene un imperativo ed un vero e
proprio passaporto per conquistare il mercato dell’Unione
Europea ed abbordare anche l’esportazione.
Stimiamo occorra incoraggiare il crescente orientamento
dei consumatori, o comunque nicchie significative di
questi, a privilegiare la qualità.
E’ importante favorire la richiesta sempre più
consistente dei prodotti di qualità aventi una
origine geografica determinata, conferendo loro originalità,
forte identità e significato colturale e tradizionale.
Riteniamo che il marchio sia lo strumento
giuridico che permette lo sviluppo di politiche e di
valorizzazione e tutela perché permette di:
- Collocare il prodotto alla sua fonte di provenienza;
- Assicurare il consumatore che il prodotto presenta
un determinato livello di qualità;
- Valorizzare il Prodotto, perché con opportune
campagne pubblicitarie può diventare un particolare
”pregio” del prodotto e differenziarlo
da altri prodotti del tutto analoghi.
Pensiamo che la scelta strategica giusta
per la nostra azienda sia quella di raggiungere un marchio
collettivo con denominazione protetta, e che
sia gestito attraverso un Sistema di Qualità.
Così facendo si ritiene di ottenere i seguenti
benefici:
- Fidelizzare la fiducia dei propri clienti;
- Beneficiare di una protezione preservando l’azienda
da concorrenza sleale nazionale ed internazionale;
- Rafforzare la marca commerciale, ed in effetti la
certificazione permette di impiegare un logo conosciuto
dai consumatori, distributori e dalla amministrazione
pubblica.
E’ quindi ormai indispensabile
che il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine
intraprenda come ha già iniziato, la strada della
promozione della qualità dei propri prodotti,
che sono di livello superiore ad altri presenti sul
mercato.
Per l’ottima qualità del prodotto, il prezzo
di vendita è significativamente più alto
rispetto a quello medio di mercato, proprio perché
già ora il consumatore riconosce un prodotto
con caratteristiche produttive ed organolettiche superiori
alla concorrenza. A tale proposito ci preme ricordare
che il Consorzio sta intensificando gli sforzi promozionali
del proprio prodotto con i primi importanti risultati.
In primis con D.M. del 18.07.2000 il Ministero delle
Politiche Agricole ha inserito “la cozza di Scardovari“
e la “vongola del Polesine” nell’albo
dei prodotti tradizionali Italiani, mentre già
da maggio 2002 l’impianto di depurazione e il
centro di spedizione del Consorzio ha avuto, primo in
Italia, la certificazione di Sistema di Qualità
ISO 9001. Infine, partendo da una certificazione di
prodotto volontaria, la produzione della qualità
sarà basata al raggiungimento del marchio collettivo
con denominazione protetta (DOP) il cui iter formativo
è già iniziato.
(Di: Dr. Emanuele Rossetti
– Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine
– Scardovari) |