Home | La Pesca in polesine | Molluschicoltura e Pesca
 

<<Torna indietro

Molluschicoltura e pesca nelle lagune del delta

Foto 1. Pesca delle Vongole Veraci con l'utilizzo del rastrello manuale localmente chiamato "Rasca"

L'ambiente lagunare è frutto, da una parte di una azione dinamica combinata di più componenti quali il mare, il fiume, gli agenti atmosferici, dall'altra di modificazioni ambientali dovute all'intervento dell'uomo. Così la geomorfologia delle lagune deltizie è in continuo mutare per la contrapposizione di due diverse forze: l'azione costruttiva del Po e la forza erosiva del mare, entrambe modulate ed equilibrate dagli interventi antropici. Nel Delta del Po le numerose lagune, delimitate dalie foci dei rami dei fiume, si aprono al mare con superfìcie variabile dalle poche centinaia di ettari (Burcio, Basson) sino a superare i 3.000 ettari come nel caso della Sacca di Scardovari in tali aree le acque dei canali si mescolano a quelle marine trasformandosi in salmastre, cioè a bassa salinità, e proprio tale elemento, unitamente agli ingenti apporti di sostanze minerali presenti nel fiume, conferiscono all'ambiente acquatico deltizio una grande ricchezza alimentare che ha da sempre creato una elevata varietà e quantità di stock ittici. Negli ambienti estuari si viene ad instaurare una situazione ambientale di transizione e trasformazione via via crescente da zone prettamente dulciacquicole a zone prettamente marine; le lagune occupano perciò aree che presentano in genere una variabilità assai elevata dei principali caratteri chimicofisici ed idrologici come la temperatura, la salinità, l'ossigeno disciolto, ecc.. sia in termini spaziali che temporali. La salinità è uno dei parametri che maggiormente varia risentendo del mescolamento delle acque dolci con quelle salate, ma che è ulteriormente influenzato dall'azione della marea e degli agenti atmosferici. Infatti, per esempio, in assenza di vento si realizza una stratificazione dell'acqua di mare più salata e quindi più pesante sul fondo, e l'acqua dolce, più leggera, che si posiziona nello strato superficiale; d'altra parte, in fase di alta marea la spinta di entrata dal mare supera quella dei fiume e si verifica un aumento di salinità. Viceversa accade in bassa marea o quando si verificano nel fiume delle "morbide", ovvero delle piene stagionali, che riescono a ridurre bruscamente e notevolmente la concentrazione di sale disciolto. Anche l'evoluzione orografica dei fondali influenza la salinità: con il passare dei tempo si ha infatti una riduzione della profondità dei canali interni alle lagune ed i fondali tendono naturalmente ad uniformarsi; in tal modo le aree più interne saranno maggiormente influenzate dagli agenti atmosferici e risentiranno in misura sempre minore dell'effetto della marea. La temperatura è un altro parametro fondamentale che presenta grandissime escursioni nell'arco dell'anno. I valori, nelle lagune polesane, possono oscillare dai 3-4 °C invernali, sino a superare i 30 °C in particolari situazioni stagionali ed ambientali. È il relativo basso fondale delle lagune deltizie che permette tali evidenti escursioni in quanto la capacità termica della massa acquea è ridotta. Così le zone lagunari dove vi è presente un discreta canalizzazione dei fondali vengono ad assumere una maggiore costanza della temperatura avendo un apporto continuo di acqua di mare, mentre le aree più interne risentono maggiormente dei bruschi cambiamenti atmosferici facendo registrare grandi variazioni termiche. Vale la pena solo accennare al fatto che gli effetti fisiologici della temperatura trovano giustificazione nella legge di Vant'Hoff secondo la quale per un incremento dì 10 °C si ha un raddoppio della velocità delle reazioni metaboliche. Ciò naturalmente entro certi limiti che sono, per gli organismi marini, più ristretti rispetto a quelli terrestri. Gli organismi marini si presentano adattati ad intervalli termici di scarsa ampiezza: la temperatura di 35 °C è letale o subletale per la quasi totalità degli abitanti del mare. Un altro parametro di fondamentale importanza e notevole variabilità è l'ossigeno disciolto. Le oscillazioni dei valori sono parzialmente legate agli stessi fattori che determinano la variabilità della salinità ma in maniera maggiore dagli eventi "biologici" della laguna. L'ossigeno è maggiormente disciolto nell'acqua tanto più questa è fredda e tanto meno questa presenta soluti disciolti. Inoltre l'azione del vento e del movimento ondoso aumentano notevolmente il tenore di ossigeno presente nell'acqua lagunare.

Foto 2. Fasi di raccolta della semina da banco naturale
Valori inferiori al 40 % di saturazione di ossigeno disciolto sono già limiti vitali per molte specie di molluschi. Nel Delta del Po Polesano la favorevole situazione ambientale ha concorso a far sorgere una piccola flotta locale che però ha sempre dovuto convivere con le difficoltà legate ai bassi fondali limitando le dimensioni delle imbarcazioni che effettuano la pesca in Adriatico. Attualmente la pesca marittima è operata da circa cinquanta imbarcazioni autorizzate con sistemi a strascico e volante mentre quella esercitata nelle acque marittime interne conta circa seicento unità autorizzate al sistema di attrezzi da posta. Nel Polesine il pescato viene conferito ai tre mercati ittici di Pila, Scardovari e Donada che ne curano la commercializzazione all'ingrosso. L’attività dei pescatori si è ben presto spostata e concentrata dapprima sulla semplice raccolta dei molluschi, e successivamente nell'allevamento degli stessi. Infatti i molluschi bivalvi sono abitatori comuni delle lagune e, a secondo delle loro abitudini di vita, popolano diversi tipi di fondali occupando delle precise nicchie. Pertanto sino alla metà degli anni '60 l'attività principale era la raccolta sul fondo delle cozze con svariati attrezzi, successivamente si è iniziata la realizzazione dei primi vivai per l'allevamento dei mitili che prevede, dopo la raccolta del novellarne dai banchi naturali, la sua messa a dimora mediante calze di rete cilindrica. Questo primo tipo di attività molluschicola si è sviluppato soprattutto nella Sacca di Scardovari a partire dagli anni '70 ed è stato grazie all'affermarsi ed all'aumento della produzione che nel 1976 è nato il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine che ha operato una unificazione delle Cooperative allora esistenti sul territorio le quali, pur vicine, operavano in totale indipendenza. Attualmente il Consorzio Coop. Pescatori dei Polesine detiene, in concessione dalla Provincia di Rovigo, l'autorizzazione per l'attività di mitilicoltura (ovvero l'allevamento delle cozze) in un'area di 133.000 mq. sita nella Sacca di Scardovari. In tale area sono stati realizzati i vivai per l'allevamento delle cozze. Questi sono strutture fisse costituiti in genere da rettangoli dalle dimensioni di 5x40 metri e più, il cui perimetro è formato da pali dì legno distanziati fra loro di 5 metri. All'interno di quest'area vengono infissi altri 28 pali in modo da rispettare la distanza fra loro. Questi pali emergono dall'acqua per circa un metro e mezzo e vengono collegati fra loro con cavi di acciaio ai quali vengono poi appese le calze di rete con i mitili all’interno. I piccoli molluschi, posti all’interno della rete non cadono ma grazie alla ghiandola del bisso si saldano fra loro. Crescendo fuoriescono dalla rete rimanendo ancorati alla stessa e raggiunta la massima espansione vengono distaccati per essere reinnestati su una nuova rete a maglia più larga, Questa operazione viene svolta 3-4 volte durante il ciclo di accrescimento che dura circa 9-12 mesi. Raggiunta la taglia commerciale i molluschi vengono avviati agli impianti di depurazione ancora attaccati alla "treccia" oppure in sacchi di prodotto sgranato. L'allevamento è a carattere familiare o di gruppo e, essendo la lavorazione prevalentemente manuale, durante la fase di reinnesto partecipa tutta la famiglia o interi gruppi familiari al fine di completare l'operazione nel minor tempo possibile. Il lavoro si svolge sui pontili in legno realizzati lungo le sponde della laguna o a poca distanza dai vivai. Gli addetti che si dedicano a questa attività raggiungono quasi le 400 unità. I molluschi iniziano a completare il foro accrescimento verso il mese di Aprile che è quindi l'epoca dell'avvio delle vendite che si protraggono per tutta la primavera e l'estate quando raggiungono il loro ottimale sviluppo mantenendo notevoli le qualità organolettiche della carni e una pezzatura di 6-7 centimetri. La Sacca di Scardovari con tali strutture ha un potenziale produttivo annuale di circa ai 30.000 quintali di prodotto finito. Da alcuni anni questa produzione lagunare di cozze è stata integrata e ampliata grazie all'avvio dell'allevamento dei mitili anche in mare aperto su strutture idonee off-shore, i cosiddetti long-line. In tali impianti che si estendono in una superficie di 300 ettari la produzione annuale può raggiungere gli 8-10 mila quintali. (Tab. I). Questa monotona attività dì mitilicoltura, che è stata per molti anni la fonte principale e talvolta unica per i pescatori polesani, è stata infranta con l'introduzione e la coltivazione su larga scala della vongola verace filippina. Sviluppatasi a partire dai primi anni '80, dapprima in via sperimentale e quindi a fini produttivi, a venericoltura ha trovato grande sviluppo nelle lagune del Veneto e dell'Emilia Romagna sino a diventare una importante realtà economica ed occupazionale nel panorama dell'acquacoltura nazionale. In breve tempo, grazie al connubio tra le caratteristiche biologiche della vongola verace e le condizioni favorevoli delle lagune del Delta, si è manifestato uno spettacolare reclutamento naturale che ha permesso il rapido insediamento di abbondanti banchi di questo pregiato mollusco.
Foto 3.Vasche di depurazione nell'impianto del Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine
L'allevamento e la corretta gestione attuata dal Consorzio in collaborazione con l'amministrazione Provinciale ha permesso alla produzione di vongola verace nelle lagune polesane, a partire dal 1987, di divenire e di mantenersi una delle realtà più rilevanti ed importanti non solo in Italia ma a livello comunitario. Così anche dal punto di vista occupazionale l’attività di molluschicoltura ha assunto una fondamentale importanza in Polesine tanto che attualmente il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine, con i propri i 500 addetti, è la maggiore azienda, in termini di occupati, nella Provincia di Rovigo. Attualmente è in vigore una Scrittura privata del 03.03.1995 (Rep.N.5103 dell'Amministrazione Provinciale di Rovigo), recentemente prorogata, con cui l'Amministrazione Provinciale di Rovigo, "titolare dei diritti esclusivi di pesca negli scanni e lidi dell'Adriatico dalla Sacca di Goro, alla bocca del Po di Maistra in territorio dei Comuni di Ariano e Porto Tolle", concede sino 31.12.1999 al Consorzio Cooperative Pescatori dei Polesine il diritto di sfruttamento dei banchi di molluschi eduli lamellibranchi esistenti allo stato naturale nelle acque marittime interne ove la Provincia detiene i diritti esclusivi di pesca. Le zone acquee cedute allo sfruttamento al Consorzio sono: la Sacca di Scardovari Bottonera, la Laguna di Barbamarco, la Sacca dei Canarin, la Sacca dei Basson e comunque tutte le lagune ricadenti nei territori dei Comuni su indicati. In termini produttivi, la produzione negli anni 1995-96-97 si era attestata leggermente 'al di sotto dei 60.000 quintali di vongole veraci. Nel 1998 si è invece abbondantemente superata la soglia di 80.000 quintali, e si prevede di replicare il quantitativo per il 999, avendo applicato in continuazione una rigorosa e mirata attuazione dei programmi di gestione degli stock di molluschi nelle lagune (Tab. 2). Infatti, nelle lagune dei Detta del Po, ove il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine detiene i diritti esclusivi di pesca dei molluschi, l'unico attrezzo consentito per raccolta delle vongole è, una draga manuale (localmente chiamata" rasca") (foto I) costituita da una specie di rastrello fornito di un sacco di rete a maglia larga in cui si raccolgono e vongole di taglia commerciale man mano che si draga il fondo. In tal modo il fondale non viene "disturbato" in modo eccessivo e 'e vongole di piccola pezzatura non restano intrappolate nella rete. La pesca delle vongole veraci è regolata dal Consorzio mediante un sistema di gestione della risorsa che prevede: 1) una taglia minima di raccolta per la commercializzazione dei prodotto (attualmente 30mm.), 2) una quota massima giornaliera per pescatore stabilita in base sia alla richiesta dei mercato che al prelievo totale sino a quel momento effettuato durante l'anno; 3) il conferimento di tutto il prodotto all'impianto di depurazione di Scardovari che ne cura la commercializzazione; 4) la rotazione di zone di pesca: l'attività di raccolta prevede lo sfruttamento delle aree seminate a rotazione: quando in un'area di pesca la taglia media dei molluschi inizia a diminuire da quella abituale (35-40 mm), si sospende la raccolta spostandola in aree sino a quel momento lasciate a riposo. Nella zona precedentemente utilizzata si opererà una semina di prodotto acquistato da schiuditoi o proveniente da aree naturali caratterizzate dalla presenza di considerevoli quantità di "seme". Queste aree, riservate alla semina hanno appunto la funzione di riserva per l'attingimento delle piccole vongole con cui ripopolare le aree già sfruttate. Oltre a queste azioni un'altra attività che si è particolarmente sostenuta è quella della raccolta della semina di vongola verace da aree lagunari ove, per diversi motivi, i molluschi vengono ad essere in grave pericolo di sopravvivenza.Tale prodotto, una volta raccolto, viene reimmesso in aree lagunari preventivamente individuate come idonee ed ad densità opportune per il corretto accrescimento. I principali motivi, che talvolta sono contemporaneamente presenti, per i quali la semina viene spostata da una area ad una altra sono:

Eccessiva densità di semina di vongole per metro quadrato. In tali situazioni se non si opera una azione di diradamento la concentrazione di seme non consentirebbe una sua crescita accettabile e si potrebbero verificare tassi di mortalità estremamente elevati;

Produzione Cozze anno 1996-1997-1998-1999
MESE
1996
1997
1998
1999
Gennaio
8
100
298
52
Febbraio
64
650
365
88
Marzo
695
3.238
1.323
1.373
Aprile
6.156
5.373
1.028
3.109
Maggio
15.885
5.484
4.148
8.623
Giugno
8.042
7.552
9.091
7.336
Luglio
3.235
8.009
12.008
1.018
Agosto
822,1
872
1.542
268
Settembre
135,2
141
43
2.480
Ottobre
207
233
10
4.705
Novembre
198,5
255
3
Dicembre
158
231
Totale
35.605
32.138
29.859
29.052
Aggiornato al 3 1/ I 0/ 1999

Tabella 1
Produzione mensile vongola verace anni 1993-1994-1995-1996-1997-1998-1999
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
MESE
quintali
quintali
quintali
quintali
quintali
quintali
quintali
Gennaio
4.753
8.391
2.953
2.782
2.621
5.370
4.377
Febbraio
4.898
7.874
3.615
6.818
2.800
11.154
8.827
Marzo
10.148
5.894
6.647
5.990
5.014
9.807
1l.236
Aprile
8.033
5.200
5.390
4.114
3.894
8.468
8.610
Maggio
3.180
5.632
2.695
3.793
3.082
6.022
6.122
Giugno
2.835
4.751
2.313
4.537
4.225
5.948
4.468
Luglio
3.455
1.564
3.700
3.653
3.877
5.642
5.901
Agosto
7.759
1.776
6.852
6.517
5.405
7.650
8.980
Settembre
4.881
1.834
5.380
5.190
3.922
4.922
6.393
Ottobre
4.747
2.880
5.890
4.024
3.920
5.542
6.537
Novembre
3.278
2.903
4.445
2.865
4.284
4.782
Dicembre
1l.794
1l.063
8.621
6.947
13.418
10.899
Totali
69.082
59.762
58.501
57.230
56.462
86.206
71.451
Aggiornato al 31 / 10/ 1999
Tabella 2

Zone lagunari o marine con notevoli quantità di semina che sono esposte all'azione di venti e/o correnti. I molluschi di piccole dimensioni vengono ad essere a rischio di mona a seguito di mareggiate per il conseguente accumulo di molluschi e sedimento; Zone lagunari che in particolari periodi dell'anno (piene de fiume Po) registrano valori di salinità estremamente bassi e non compatibili (se protratti per più giorni) con la sopravvivenza dei molluschi. Altro tipo di intervento necessario, anche come continuazione del lavoro svolto negli anni scorsi, è quello di acquistare da schiuditoi un consistente quantitativo di semina dalle dimensioni di 6-8 mm. e di immetterle in aree idonee nelle quali viene ovviamente vietata la pesca.Tale attività di ripopolamento prevede l'acquisto di semina selezionata che quindi garantisca buone performance di accrescimento, robustezza e riproduttive. La raccolta di semina da banco naturale e successiva reimmissione in apposite aree di ingrasso, e svolta in più fasi man mano che se ne riscontra la necessità, (foto 2). Infatti in modo costante durante tutto il periodo dell'anno sono effettuati numerosi sopralluoghi da tecnici del consorzio nelle vane lagune sempre accompagnati da esperti pescatori di professione, II lavoro di raccolta della semina si svolge principalmente da banchi naturali che si trovavano nelle zone di mare immediatamente prospicienti le imboccature delle lagune. Il quantitativo raccolto con tale attività e notevole e per esempio nel corso del 1998 ha superato i 1.500 quintali di prodotto dalle dimensioni di 1,5-2,5 cm. I molluschi pescati sono stati immessi in zone lagunari preventivamente individuate e delimitate tramite palificazione. Questi "orti" sono scelti tenendo conto di vari aspetti: sufficiente ricambio idrico, idonea granulometria dei fondali, elevata produzione fitoplanctonica, idonea temperatura e salinità dell'acqua durante l'intero arco dell'anno, scarsa presenza di predatori-competitori, bassa densità naturale delle vongole veraci. Altra attività seguita è quella dell'acquisto e semina proveniente da banchi naturali presenti nelle lagune limitrofe alle nostre (soprattutto laguna di Goro). Il quantitativo acquistato è ingente per uno sforzo economico molto rilevante. Tale novellame conta mediamente 300-400 animali per chilogrammo di prodotto. Le piccole vongole vengono immesse in aree idonee preventivamente scelte secondo i criteri su descritti, e delimitate da pali e tabelle che ne vietavano la pesca. Ovviamente non mancano i problemi e le difficoltà produttive che portano ad avere una faticosa costanza dei quantitativi allevati nei vari anni. Le cause di queste difficoltà sono molteplici ma sicuramente spesso riconducibili e legate alle trasformazioni ambientali che le lagune polesane hanno dovuto subire negli ultimi ami. Infatt' come tutti gli ambienti deltizi, anche il Delta dei Po è caratterizzato dalla estrema velocità delle modificazioni dell'ambiente: esse possono essere sia naturali, sia dovute all'intervento dell'uomo. Tipico ambiente di acqua salmastra il Delta padano è caratterizzato, come su descritto, da una variabilità assai elevata dei principali caratteri chimico-fisici ed idrologici come la temperatura, la salinità, la concentrazione di ossigeno, le correnti d'acqua ecc.,.. i quali mutano con grande facilità in brevi tempi ed in brevi spazi. Si può verificare così una netta zonazione nelle varie parti della laguna come avviene ad esempio nella acca di Scardovari dove dall'analisi granulimetrica e dal contenuto di carbonio organico nel sedimento si rilevano zone distinte procedendo dalla parte settentrionale della laguna sino a giungere a quella più meridionale. Questa disposizione di zone a diversa sedimentazione si accorda con l'ipotesi di apporto solido dei rami del Po che va depositandosi verso l'interno a .martire dai materiali più pesanti sino ai più leggeri seguendo linee prevalenti di penetrazione delle correnti di marea. Questo continuo accumulo di sedimento negli anni sta provocando un progressivo ed inesorabile interramento delle lagune e la conseguente diminuzione della profondità riduce il ricircolo dell'acqua. Una riduzione idrodinamica comporta dal punto di vista biologico, un sicuro calo del numero e della densità delle forme di vita presenti e di conseguenza anche sugli animali ivi allevati. Tale fenomeno provoca una sempre maggiore riduzione delle zone idonee all'allevamento dei molluschi. Globalmente, allo stato attuale, solo poche centinaia di ettari lagunari sono idonei alla coltivazione dei molluschi su un'area disponibile di oltre 6.000 ettari. Per tale motivo le modificazioni ambientali stanno minando l'attività molluschicola in quanto le zone acquee dedite all'allevamento devono subire ricorrenti crisi distrofiche estive con gravi innalzamenti della temperatura dell'acqua, cadute verticali della concentrazione dell'ossigeno che portano ad un autentico "collasso biologico" lagunare. E’ necessario pertanto intervenire con estrema rapidità al ripristino delle condizioni ambientali idonee all'allevamento con 'esecuzione di opere di vivificazione che portino ad un incremento dell'idrodinamismo all'interno delle lagune, potendo così ampliare le superfìci ove praticare la coltivazione dei molluschi con conseguente aumento della produzione. È quanto sì è potuto rilevare dopo l'effettuazione dei primo stralcio delle opere di vivificazione eseguite nella Sacca dì Scardovari. In tale laguna negli ultimi anni dopo continue contrazioni della produzione si è potuto invertire la tendenza e si pensa di superare i 40.000 quintali dì prodotto raccolto. Un futuro del tutto meno roseo è invece da ipotizzare per la lagune del Canarin e del Basson. In tali aree la progressiva ed inesorabile riduzione della profondità determina una stagnazione dell'acqua con conseguente riduzione delle sviluppo dei molluschi e concomitante crescita esplosiva di macroalghe bentonfche. In tali zone a minore energia idrodinamica con il protrarsi della stagione estiva iniziano i fenomeni di degradazione e decomposizione delle macroaghe. Questi processi provocano estese anossie con conseguenti gravi mone di animali del fondo. La situazione dì estremo degrado e di avanzata decomposizione dell'ambiente è testimoniato dalla grave riduzione della produzione mulluschicola nella laguna del Canarin: questa negli ultimi anni si è ridotta drasticamente mentre gli addetti che operano in questa laguna sono passati da circa 500 pescatori agli attuali 50. La laguna dei Basson, che negli anni passati veniva utilizzata come nursery naturale in quanto fonte importantissima di novellarne, negli ultimi due anni ha perso questa sua peculiare e fondamentale funzione in quanto la canalizzazione interna e di collegamento con il mare si è considerevolmente ridotta limitando la circolazione dell'acqua esponendo la laguna nei mesi estivi a grossi pericoli di surriscaldamento e anossia. Quanto sta succedendo nella lagune del Delta Polesano dove spingerci a prendere coscienza del fatto che la politica di protezione e recupero ambientale deve contribuire ad attivare e consolidare i circuiti economici e produttivi. In questo contesto vale la pena citare quanto affermato nel World Dovelopoment Report del 1992 dalla Banca Mondiale:"lo sviluppo economico e la corretta gestione dell'ambiente sono due aspetti complementari di uno stesso problema: senza una adeguata protezione ambientale lo sviluppo è destinato ad indebolirsi e senza sviluppo non può esserci una adeguata protezione ambientale". Così come anche al Summit sulla Terra e sullo Sviluppo di Rio de Janeiro è emerso con chiarezza come sia necessario individuare la strategie capaci di legare in modo positivo crescita economica ed ambiente. In Italia, tra gli ecosistemi che è doveroso proteggere per il loro valore naturalistico, vi sono le zone umide salmastre e tra queste vi è anche il Delta del Po. In questi ambienti la valorizzazione economica e produttiva è strettamente legata alla pesca e acquacoltura. Perciò si ribadisce con forza quanto sia indispensabile ed urgente avviare gli interventi idraulici di vivificazione e recupero ambientale nelle lagune polesane maggiormente degradate. Va da sé che i progetti di recupero e le opere avviate dovranno essere completate in tutte le fasi previste: nella Sacca di Scardovari, per esempio, è stato portato a termine solo il primo stralcio dei lavori, mentre occorrerà adoperarsi al fine di puntare al completamento globale de; progetto generale in quanto risanamento e conservazione dell'ambiente non devono essere affrontati in modo frammentano. Ed allo stesso tempo pensiamo che sia necessario riuscire ad intraprendere e realizzare anche un programma di mantenimento e manutenzione delle opere realizzate affinchè durino ed abbiano efficacia nel tempo. Senza manutenzione infatti gli interventi eseguiti ridurrebbero il loro effetto benefico e le lagune dei Delta sarebbero destinate a perdere le caratteristiche morfologiche di zone umide e ad assumere un'uniformità e monotonia simili a quelle di un lago salato. È il caso della laguna del Barbamarco dove dobbiamo purtroppo registrare, dopo una timida ripresa della produzione susseguente ai lavori di vivificazione, una regressione della stessa con amplissime zone lagunari, quelle a minore energia idrodinamica, letteralmente invase da macroalghe bentoniche del tipo Ulva rigida e Gracilana verrucosa le quali determinano, nel periodo estivo gravi anossie soprattutto nell'interfaccia acqua-sedimento che è proprio il luogo di insediamento delle vongole veraci. Si voleva sottolineare l'importanza dell'istituzione di un programma di monitoraggio ambientale quale elemento basilare per la gestione dell'ambiente e della risorsa. Esso consente di tenere sotto controllo le lagune in ogni momento e di verificare le modifiche in atto dei principali parametri fornendo informazioni preziose per la comprensione della direzione presa dall'ambiente. Consente inoltre di prevedere con un certo anticipo il verificarsi di condizioni ambientali estreme o non favorevoli che potrebbero pregiudicare l'attività di raccolta. Va anche sottolineato il fatto che le autorità pubbliche coinvolte nella gestione delle zone umide e costiere sono numerose e purtroppo spesso è diffìcile che lavorino in sintonia e si coordino su piano operativo. È invece auspicabile, in considerazione dell'alto pregio e dell'alto valore naturalistico del Delta, che si possa operare in concertazione e sinergia fra tutte le autorità competenti. Riassumendo l'attività del Consorzio che pure ha ottenuto li deposito del "marchio d'impresa" presso il Ministero dell'Industria e del Commercio (foto 3), parte dalla programmazione della semina, dell'allevamento, della raccolta per esaurirsi con la collocazione del prodotto sul mercato. Questa attività incontra problemi di diversa natura a partire dalla produzione, strettamente legata agli interventi di vivificazione su descritti. Anche l'attività di pesca è condizionata dagli interventi pubblici per la costruzione dei porti pescherecci nelle località di Pila e Scardovari dove i lavori stanno ora per prendere avvio e dai lavori di canalizzazione che devono essere eseguiti con periodicità programmata. Tutto quanto sopra riportato per sottolineare la necessità dell'intervento umano fra i problemi urgenti legati alla sopravvivenza dell’attività di molluschicoltura nelle aree del delta dei Po. Considerata la vitale importanza che Questa attività ha ormai raggiunto nell'economia locale, il Consorzio dei pescatori, dopo l'organizzazione della produzione in ogni suo aspetto, la raccolta e la commercializzazione, non può non farsi carico, in una visione più ampia, di una programmazione tendente a salvaguardare i livelli reddituali raggiunti e a svilupparne ulteriormente l'espansione. E per questo che si è prefissato i seguenti futuri programmi, di seguito riassunti: Studio di tecniche di trasformazione e conservazione del prodotto; Ottenimento del marchio di indicazione geografica protetta (IGP); Inserimento del prodotto nella grande distribuzione. E in queste direzione che l'organo amministrativo ora si muove.

(Di: Dr. Gabriele Siviero - Dr. Emanuele Rossetti, Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine Scardovari, in: “Aspetti dell’ambiente del Polesine”, Provincia di Rovigo)

<<Torna indietro