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Molluschicoltura e pesca nelle lagune del delta
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| Foto 1. Pesca
delle Vongole Veraci con l'utilizzo del rastrello
manuale localmente chiamato "Rasca" |
L'ambiente
lagunare è frutto, da una parte di una azione dinamica
combinata di più componenti quali il mare, il fiume,
gli agenti atmosferici, dall'altra di modificazioni
ambientali dovute all'intervento dell'uomo. Così la
geomorfologia delle lagune deltizie è in continuo mutare
per la contrapposizione di due diverse forze: l'azione
costruttiva del Po e la forza erosiva del mare, entrambe
modulate ed equilibrate dagli interventi antropici.
Nel Delta del Po le numerose lagune, delimitate dalie
foci dei rami dei fiume, si aprono al mare con superfìcie
variabile dalle poche centinaia di ettari (Burcio, Basson)
sino a superare i 3.000 ettari come nel caso della Sacca
di Scardovari in tali aree le acque dei canali si mescolano
a quelle marine trasformandosi in salmastre, cioè a
bassa salinità, e proprio tale elemento, unitamente
agli ingenti apporti di sostanze minerali presenti nel
fiume, conferiscono all'ambiente acquatico deltizio
una grande ricchezza alimentare che ha da sempre creato
una elevata varietà e quantità di stock ittici. Negli
ambienti estuari si viene ad instaurare una situazione
ambientale di transizione e trasformazione via via crescente
da zone prettamente dulciacquicole a zone prettamente
marine; le lagune occupano perciò aree che presentano
in genere una variabilità assai elevata dei principali
caratteri chimicofisici ed idrologici come la temperatura,
la salinità, l'ossigeno disciolto, ecc.. sia in termini
spaziali che temporali. La salinità è uno dei parametri
che maggiormente varia risentendo del mescolamento delle
acque dolci con quelle salate, ma che è ulteriormente
influenzato dall'azione della marea e degli agenti atmosferici.
Infatti, per esempio, in assenza di vento si realizza
una stratificazione dell'acqua di mare più salata e
quindi più pesante sul fondo, e l'acqua dolce, più leggera,
che si posiziona nello strato superficiale; d'altra
parte, in fase di alta marea la spinta di entrata dal
mare supera quella dei fiume e si verifica un aumento
di salinità. Viceversa accade in bassa marea o quando
si verificano nel fiume delle "morbide", ovvero delle
piene stagionali, che riescono a ridurre bruscamente
e notevolmente la concentrazione di sale disciolto.
Anche l'evoluzione orografica dei fondali influenza
la salinità: con il passare dei tempo si ha infatti
una riduzione della profondità dei canali interni alle
lagune ed i fondali tendono naturalmente ad uniformarsi;
in tal modo le aree più interne saranno maggiormente
influenzate dagli agenti atmosferici e risentiranno
in misura sempre minore dell'effetto della marea. La
temperatura è un altro parametro fondamentale che presenta
grandissime escursioni nell'arco dell'anno. I valori,
nelle lagune polesane, possono oscillare dai 3-4 °C
invernali, sino a superare i 30 °C in particolari situazioni
stagionali ed ambientali. È il relativo basso fondale
delle lagune deltizie che permette tali evidenti escursioni
in quanto la capacità termica della massa acquea è ridotta.
Così le zone lagunari dove vi è presente un discreta
canalizzazione dei fondali vengono ad assumere una maggiore
costanza della temperatura avendo un apporto continuo
di acqua di mare, mentre le aree più interne risentono
maggiormente dei bruschi cambiamenti atmosferici facendo
registrare grandi variazioni termiche. Vale la pena
solo accennare al fatto che gli effetti fisiologici
della temperatura trovano giustificazione nella legge
di Vant'Hoff secondo la quale per un incremento dì 10
°C si ha un raddoppio della velocità delle reazioni
metaboliche. Ciò naturalmente entro certi limiti che
sono, per gli organismi marini, più ristretti rispetto
a quelli terrestri. Gli organismi marini si presentano
adattati ad intervalli termici di scarsa ampiezza: la
temperatura di 35 °C è letale o subletale per la quasi
totalità degli abitanti del mare. Un altro parametro
di fondamentale importanza e notevole variabilità è
l'ossigeno disciolto. Le oscillazioni dei valori sono
parzialmente legate agli stessi fattori che determinano
la variabilità della salinità ma in maniera maggiore
dagli eventi "biologici" della laguna. L'ossigeno è
maggiormente disciolto nell'acqua tanto più questa è
fredda e tanto meno questa presenta soluti disciolti.
Inoltre l'azione del vento e del movimento ondoso aumentano
notevolmente il tenore di ossigeno presente nell'acqua
lagunare.
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| Foto 2. Fasi
di raccolta della semina da banco naturale |
Valori inferiori al 40 % di saturazione
di ossigeno disciolto sono già limiti vitali per molte
specie di molluschi. Nel Delta del Po Polesano la
favorevole situazione ambientale ha concorso a far sorgere
una piccola flotta locale che però ha sempre dovuto convivere
con le difficoltà legate ai bassi fondali limitando le
dimensioni delle imbarcazioni che effettuano la pesca
in Adriatico. Attualmente la pesca marittima è operata
da circa cinquanta imbarcazioni autorizzate con sistemi
a strascico e volante mentre quella esercitata nelle acque
marittime interne conta circa seicento unità autorizzate
al sistema di attrezzi da posta. Nel Polesine il pescato
viene conferito ai tre mercati ittici di Pila, Scardovari
e Donada che ne curano la commercializzazione all'ingrosso.
L’attività dei pescatori si è ben presto spostata e concentrata
dapprima sulla semplice raccolta dei molluschi, e successivamente
nell'allevamento degli stessi. Infatti i molluschi bivalvi
sono abitatori comuni delle lagune e, a secondo delle
loro abitudini di vita, popolano diversi tipi di fondali
occupando delle precise nicchie. Pertanto sino alla metà
degli anni '60 l'attività principale era la raccolta sul
fondo delle cozze con svariati attrezzi, successivamente
si è iniziata la realizzazione dei primi vivai per l'allevamento
dei mitili che prevede, dopo la raccolta del novellarne
dai banchi naturali, la sua messa a dimora mediante calze
di rete cilindrica. Questo primo tipo di attività molluschicola
si è sviluppato soprattutto nella Sacca di Scardovari
a partire dagli anni '70 ed è stato grazie all'affermarsi
ed all'aumento della produzione che nel 1976 è nato il
Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine che ha operato
una unificazione delle Cooperative allora esistenti sul
territorio le quali, pur vicine, operavano in totale indipendenza.
Attualmente il Consorzio Coop. Pescatori dei Polesine
detiene, in concessione dalla Provincia di Rovigo, l'autorizzazione
per l'attività di mitilicoltura (ovvero l'allevamento
delle cozze) in un'area di 133.000 mq. sita nella Sacca
di Scardovari. In tale area sono stati realizzati
i vivai per l'allevamento delle cozze. Questi sono strutture
fisse costituiti in genere da rettangoli dalle dimensioni
di 5x40 metri e più, il cui perimetro è formato da pali
dì legno distanziati fra loro di 5 metri. All'interno
di quest'area vengono infissi altri 28 pali in modo da
rispettare la distanza fra loro. Questi pali emergono
dall'acqua per circa un metro e mezzo e vengono collegati
fra loro con cavi di acciaio ai quali vengono poi appese
le calze di rete con i mitili all’interno. I piccoli molluschi,
posti all’interno della rete non cadono ma grazie alla
ghiandola del bisso si saldano fra loro. Crescendo fuoriescono
dalla rete rimanendo ancorati alla stessa e raggiunta
la massima espansione vengono distaccati per essere reinnestati
su una nuova rete a maglia più larga, Questa operazione
viene svolta 3-4 volte durante il ciclo di accrescimento
che dura circa 9-12 mesi. Raggiunta la taglia commerciale
i molluschi vengono avviati agli impianti di depurazione
ancora attaccati alla "treccia" oppure in sacchi di prodotto
sgranato. L'allevamento è a carattere familiare o di
gruppo e, essendo la lavorazione prevalentemente manuale,
durante la fase di reinnesto partecipa tutta la famiglia
o interi gruppi familiari al fine di completare l'operazione
nel minor tempo possibile. Il lavoro si svolge sui
pontili in legno realizzati lungo le sponde della laguna
o a poca distanza dai vivai. Gli addetti che si dedicano
a questa attività raggiungono quasi le 400 unità. I molluschi
iniziano a completare il foro accrescimento verso il mese
di Aprile che è quindi l'epoca dell'avvio delle vendite
che si protraggono per tutta la primavera e l'estate quando
raggiungono il loro ottimale sviluppo mantenendo notevoli
le qualità organolettiche della carni e una pezzatura
di 6-7 centimetri. La Sacca di Scardovari con tali
strutture ha un potenziale produttivo annuale di circa
ai 30.000 quintali di prodotto finito. Da alcuni anni
questa produzione lagunare di cozze è stata integrata
e ampliata grazie all'avvio dell'allevamento dei mitili
anche in mare aperto su strutture idonee off-shore, i
cosiddetti long-line. In tali impianti che si estendono
in una superficie di 300 ettari la produzione annuale
può raggiungere gli 8-10 mila quintali. (Tab. I). Questa
monotona attività dì mitilicoltura, che è stata per molti
anni la fonte principale e talvolta unica per i pescatori
polesani, è stata infranta con l'introduzione e la coltivazione
su larga scala della vongola verace filippina. Sviluppatasi
a partire dai primi anni '80, dapprima in via sperimentale
e quindi a fini produttivi, a venericoltura ha trovato
grande sviluppo nelle lagune del Veneto e dell'Emilia
Romagna sino a diventare una importante realtà economica
ed occupazionale nel panorama dell'acquacoltura nazionale.
In breve tempo, grazie al connubio tra le caratteristiche
biologiche della vongola verace e le condizioni favorevoli
delle lagune del Delta, si è manifestato uno spettacolare
reclutamento naturale che ha permesso il rapido insediamento
di abbondanti banchi di questo pregiato mollusco.
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| Foto 3.Vasche
di depurazione nell'impianto del Consorzio Cooperative
Pescatori del Polesine |
L'allevamento e la corretta gestione
attuata dal Consorzio in collaborazione con l'amministrazione
Provinciale ha permesso alla produzione di vongola verace
nelle lagune polesane, a partire dal 1987, di divenire
e di mantenersi una delle realtà più rilevanti ed importanti
non solo in Italia ma a livello comunitario. Così anche
dal punto di vista occupazionale l’attività di molluschicoltura
ha assunto una fondamentale importanza in Polesine tanto
che attualmente il Consorzio Cooperative Pescatori del
Polesine, con i propri i 500 addetti, è la maggiore azienda,
in termini di occupati, nella Provincia di Rovigo. Attualmente
è in vigore una Scrittura privata del 03.03.1995 (Rep.N.5103
dell'Amministrazione Provinciale di Rovigo), recentemente
prorogata, con cui l'Amministrazione Provinciale di Rovigo,
"titolare dei diritti esclusivi di pesca negli scanni
e lidi dell'Adriatico dalla Sacca di Goro, alla bocca
del Po di Maistra in territorio dei Comuni di Ariano e
Porto Tolle", concede sino 31.12.1999 al Consorzio Cooperative
Pescatori dei Polesine il diritto di sfruttamento dei
banchi di molluschi eduli lamellibranchi esistenti allo
stato naturale nelle acque marittime interne ove la Provincia
detiene i diritti esclusivi di pesca. Le zone acquee cedute
allo sfruttamento al Consorzio sono: la Sacca di Scardovari
Bottonera, la Laguna di Barbamarco, la Sacca dei Canarin,
la Sacca dei Basson e comunque tutte le lagune ricadenti
nei territori dei Comuni su indicati. In termini produttivi,
la produzione negli anni 1995-96-97 si era attestata leggermente
'al di sotto dei 60.000 quintali di vongole veraci. Nel
1998 si è invece abbondantemente superata la soglia di
80.000 quintali, e si prevede di replicare il quantitativo
per il 999, avendo applicato in continuazione una rigorosa
e mirata attuazione dei programmi di gestione degli stock
di molluschi nelle lagune (Tab. 2). Infatti, nelle lagune
dei Detta del Po, ove il Consorzio Cooperative Pescatori
del Polesine detiene i diritti esclusivi di pesca dei
molluschi, l'unico attrezzo consentito per raccolta delle
vongole è, una draga manuale (localmente chiamata" rasca")
(foto I) costituita da una specie di rastrello fornito
di un sacco di rete a maglia larga in cui si raccolgono
e vongole di taglia commerciale man mano che si draga
il fondo. In tal modo il fondale non viene "disturbato"
in modo eccessivo e 'e vongole di piccola pezzatura non
restano intrappolate nella rete. La pesca delle vongole
veraci è regolata dal Consorzio mediante un sistema di
gestione della risorsa che prevede: 1) una taglia minima
di raccolta per la commercializzazione dei prodotto (attualmente
30mm.), 2) una quota massima giornaliera per pescatore
stabilita in base sia alla richiesta dei mercato che al
prelievo totale sino a quel momento effettuato durante
l'anno; 3) il conferimento di tutto il prodotto all'impianto
di depurazione di Scardovari che ne cura la commercializzazione;
4) la rotazione di zone di pesca: l'attività di raccolta
prevede lo sfruttamento delle aree seminate a rotazione:
quando in un'area di pesca la taglia media dei molluschi
inizia a diminuire da quella abituale (35-40 mm), si sospende
la raccolta spostandola in aree sino a quel momento lasciate
a riposo. Nella zona precedentemente utilizzata si opererà
una semina di prodotto acquistato da schiuditoi o proveniente
da aree naturali caratterizzate dalla presenza di considerevoli
quantità di "seme". Queste aree, riservate alla semina
hanno appunto la funzione di riserva per l'attingimento
delle piccole vongole con cui ripopolare le aree già sfruttate.
Oltre a queste azioni un'altra attività che si è particolarmente
sostenuta è quella della raccolta della semina di vongola
verace da aree lagunari ove, per diversi motivi, i molluschi
vengono ad essere in grave pericolo di sopravvivenza.Tale
prodotto, una volta raccolto, viene reimmesso in aree
lagunari preventivamente individuate come idonee ed ad
densità opportune per il corretto accrescimento. I principali
motivi, che talvolta sono contemporaneamente presenti,
per i quali la semina viene spostata da una area ad una
altra sono:
Eccessiva
densità di semina di vongole per metro quadrato. In
tali situazioni se non si opera una azione di diradamento
la concentrazione di seme non consentirebbe una sua
crescita accettabile e si potrebbero verificare tassi
di mortalità estremamente elevati;
| Produzione Cozze anno 1996-1997-1998-1999 |
| MESE
| 1996
| 1997
| 1998
| 1999
|
| Gennaio
| 8
| 100
| 298
| 52
|
| Febbraio
| 64
| 650
| 365
| 88
|
| Marzo
| 695
| 3.238
| 1.323
| 1.373
|
| Aprile
| 6.156
| 5.373
| 1.028
| 3.109
|
| Maggio
| 15.885
| 5.484
| 4.148
| 8.623
|
| Giugno
| 8.042
| 7.552
| 9.091
| 7.336
|
| Luglio
| 3.235
| 8.009
| 12.008
| 1.018
|
| Agosto
| 822,1
| 872
| 1.542
| 268
|
| Settembre
| 135,2
| 141
| 43
| 2.480
|
| Ottobre
| 207
| 233
| 10
| 4.705
|
| Novembre
| 198,5
| 255
| 3
|
|
| Dicembre
| 158
| 231
|
|
|
| Totale
| 35.605
| 32.138
| 29.859
| 29.052
|
| Aggiornato al 3 1/ I 0/ 1999
|
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Tabella 1
| Produzione mensile vongola verace
anni 1993-1994-1995-1996-1997-1998-1999 |
|
| 1993
| 1994
| 1995
| 1996
| 1997
| 1998
| 1999
|
| MESE
| quintali
| quintali
| quintali
| quintali
| quintali
| quintali
| quintali
|
| Gennaio
| 4.753
| 8.391
| 2.953
| 2.782
| 2.621
| 5.370
| 4.377
|
| Febbraio
| 4.898
| 7.874
| 3.615
| 6.818
| 2.800
| 11.154
| 8.827
|
| Marzo
| 10.148
| 5.894
| 6.647
| 5.990
| 5.014
| 9.807
| 1l.236
|
| Aprile
| 8.033
| 5.200
| 5.390
| 4.114
| 3.894
| 8.468
| 8.610
|
| Maggio
| 3.180
| 5.632
| 2.695
| 3.793
| 3.082
| 6.022
| 6.122
|
| Giugno
| 2.835
| 4.751
| 2.313
| 4.537
| 4.225
| 5.948
| 4.468
|
| Luglio
| 3.455
| 1.564
| 3.700
| 3.653
| 3.877
| 5.642
| 5.901
|
| Agosto
| 7.759
| 1.776
| 6.852
| 6.517
| 5.405
| 7.650
| 8.980
|
| Settembre
| 4.881
| 1.834
| 5.380
| 5.190
| 3.922
| 4.922
| 6.393
|
| Ottobre
| 4.747
| 2.880
| 5.890
| 4.024
| 3.920
| 5.542
| 6.537
|
| Novembre
| 3.278
| 2.903
| 4.445
| 2.865
| 4.284
| 4.782
|
|
| Dicembre
| 1l.794
| 1l.063
| 8.621
| 6.947
| 13.418
| 10.899
|
|
| Totali
| 69.082
| 59.762
| 58.501
| 57.230
| 56.462
| 86.206
| 71.451
|
| Aggiornato al 31 / 10/ 1999
| |
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Tabella 2
Zone lagunari
o marine con notevoli quantità di semina che sono esposte
all'azione di venti e/o correnti. I molluschi di piccole
dimensioni vengono ad essere a rischio di mona a seguito
di mareggiate per il conseguente accumulo di molluschi
e sedimento; Zone lagunari che in particolari periodi
dell'anno (piene de fiume Po) registrano valori di salinità
estremamente bassi e non compatibili (se protratti per
più giorni) con la sopravvivenza dei molluschi. Altro
tipo di intervento necessario, anche come continuazione
del lavoro svolto negli anni scorsi, è quello di acquistare
da schiuditoi un consistente quantitativo di semina
dalle dimensioni di 6-8 mm. e di immetterle in aree
idonee nelle quali viene ovviamente vietata la pesca.Tale
attività di ripopolamento prevede l'acquisto di semina
selezionata che quindi garantisca buone performance
di accrescimento, robustezza e riproduttive. La raccolta
di semina da banco naturale e successiva reimmissione
in apposite aree di ingrasso, e svolta in più fasi man
mano che se ne riscontra la necessità, (foto 2). Infatti
in modo costante durante tutto il periodo dell'anno
sono effettuati numerosi sopralluoghi da tecnici del
consorzio nelle vane lagune sempre accompagnati da esperti
pescatori di professione, II lavoro di raccolta della
semina si svolge principalmente da banchi naturali che
si trovavano nelle zone di mare immediatamente prospicienti
le imboccature delle lagune. Il quantitativo raccolto
con tale attività e notevole e per esempio nel corso
del 1998 ha superato i 1.500 quintali di prodotto dalle
dimensioni di 1,5-2,5 cm. I molluschi pescati sono stati
immessi in zone lagunari preventivamente individuate
e delimitate tramite palificazione. Questi "orti" sono
scelti tenendo conto di vari aspetti: sufficiente ricambio
idrico, idonea granulometria dei fondali, elevata produzione
fitoplanctonica, idonea temperatura e salinità dell'acqua
durante l'intero arco dell'anno, scarsa presenza di
predatori-competitori, bassa densità naturale delle
vongole veraci. Altra attività seguita è quella dell'acquisto
e semina proveniente da banchi naturali presenti nelle
lagune limitrofe alle nostre (soprattutto laguna di
Goro). Il quantitativo acquistato è ingente per uno
sforzo economico molto rilevante. Tale novellame conta
mediamente 300-400 animali per chilogrammo di prodotto.
Le piccole vongole vengono immesse in aree idonee preventivamente
scelte secondo i criteri su descritti, e delimitate
da pali e tabelle che ne vietavano la pesca. Ovviamente
non mancano i problemi e le difficoltà produttive che
portano ad avere una faticosa costanza dei quantitativi
allevati nei vari anni. Le cause di queste difficoltà
sono molteplici ma sicuramente spesso riconducibili
e legate alle trasformazioni ambientali che le lagune
polesane hanno dovuto subire negli ultimi ami. Infatt'
come tutti gli ambienti deltizi, anche il Delta dei
Po è caratterizzato dalla estrema velocità delle modificazioni
dell'ambiente: esse possono essere sia naturali, sia
dovute all'intervento dell'uomo. Tipico ambiente
di acqua salmastra il Delta padano è caratterizzato,
come su descritto, da una variabilità assai elevata
dei principali caratteri chimico-fisici ed idrologici
come la temperatura, la salinità, la concentrazione
di ossigeno, le correnti d'acqua ecc.,.. i quali
mutano con grande facilità in brevi tempi ed in brevi
spazi. Si può verificare così una netta zonazione nelle
varie parti della laguna come avviene ad esempio nella
acca di Scardovari dove dall'analisi granulimetrica
e dal contenuto di carbonio organico nel sedimento si
rilevano zone distinte procedendo dalla parte settentrionale
della laguna sino a giungere a quella più meridionale.
Questa disposizione di zone a diversa sedimentazione
si accorda con l'ipotesi di apporto solido dei rami
del Po che va depositandosi verso l'interno a .martire
dai materiali più pesanti sino ai più leggeri seguendo
linee prevalenti di penetrazione delle correnti di marea.
Questo continuo accumulo di sedimento negli anni sta
provocando un progressivo ed inesorabile interramento
delle lagune e la conseguente diminuzione della profondità
riduce il ricircolo dell'acqua. Una riduzione idrodinamica
comporta dal punto di vista biologico, un sicuro calo
del numero e della densità delle forme di vita presenti
e di conseguenza anche sugli animali ivi allevati. Tale
fenomeno provoca una sempre maggiore riduzione delle
zone idonee all'allevamento dei molluschi. Globalmente,
allo stato attuale, solo poche centinaia di ettari lagunari
sono idonei alla coltivazione dei molluschi su un'area
disponibile di oltre 6.000 ettari. Per tale motivo le
modificazioni ambientali stanno minando l'attività molluschicola
in quanto le zone acquee dedite all'allevamento devono
subire ricorrenti crisi distrofiche estive con gravi
innalzamenti della temperatura dell'acqua, cadute verticali
della concentrazione dell'ossigeno che portano ad un
autentico "collasso biologico" lagunare. E’ necessario
pertanto intervenire con estrema rapidità al ripristino
delle condizioni ambientali idonee all'allevamento con
'esecuzione di opere di vivificazione che portino ad
un incremento dell'idrodinamismo all'interno delle lagune,
potendo così ampliare le superfìci ove praticare la
coltivazione dei molluschi con conseguente aumento della
produzione. È quanto sì è potuto rilevare dopo l'effettuazione
dei primo stralcio delle opere di vivificazione eseguite
nella Sacca dì Scardovari. In tale laguna negli ultimi
anni dopo continue contrazioni della produzione si è
potuto invertire la tendenza e si pensa di superare
i 40.000 quintali dì prodotto raccolto. Un futuro del
tutto meno roseo è invece da ipotizzare per la lagune
del Canarin e del Basson. In tali aree la progressiva
ed inesorabile riduzione della profondità determina
una stagnazione dell'acqua con conseguente riduzione
delle sviluppo dei molluschi e concomitante crescita
esplosiva di macroalghe bentonfche. In tali zone a minore
energia idrodinamica con il protrarsi della stagione
estiva iniziano i fenomeni di degradazione e decomposizione
delle macroaghe. Questi processi provocano estese anossie
con conseguenti gravi mone di animali del fondo. La
situazione dì estremo degrado e di avanzata decomposizione
dell'ambiente è testimoniato dalla grave riduzione della
produzione mulluschicola nella laguna del Canarin: questa
negli ultimi anni si è ridotta drasticamente mentre
gli addetti che operano in questa laguna sono passati
da circa 500 pescatori agli attuali 50. La laguna dei
Basson, che negli anni passati veniva utilizzata come
nursery naturale in quanto fonte importantissima di
novellarne, negli ultimi due anni ha perso questa sua
peculiare e fondamentale funzione in quanto la canalizzazione
interna e di collegamento con il mare si è considerevolmente
ridotta limitando la circolazione dell'acqua esponendo
la laguna nei mesi estivi a grossi pericoli di surriscaldamento
e anossia. Quanto sta succedendo nella lagune del
Delta Polesano dove spingerci a prendere coscienza del
fatto che la politica di protezione e recupero ambientale
deve contribuire ad attivare e consolidare i circuiti
economici e produttivi. In questo contesto vale
la pena citare quanto affermato nel World Dovelopoment
Report del 1992 dalla Banca Mondiale:"lo sviluppo economico
e la corretta gestione dell'ambiente sono due aspetti
complementari di uno stesso problema: senza una adeguata
protezione ambientale lo sviluppo è destinato ad indebolirsi
e senza sviluppo non può esserci una adeguata protezione
ambientale". Così come anche al Summit sulla Terra e
sullo Sviluppo di Rio de Janeiro è emerso con chiarezza
come sia necessario individuare la strategie capaci
di legare in modo positivo crescita economica ed ambiente.
In Italia, tra gli ecosistemi che è doveroso proteggere
per il loro valore naturalistico, vi sono le zone umide
salmastre e tra queste vi è anche il Delta del Po. In
questi ambienti la valorizzazione economica e produttiva
è strettamente legata alla pesca e acquacoltura. Perciò
si ribadisce con forza quanto sia indispensabile ed
urgente avviare gli interventi idraulici di vivificazione
e recupero ambientale nelle lagune polesane maggiormente
degradate. Va da sé che i progetti di recupero e
le opere avviate dovranno essere completate in tutte
le fasi previste: nella Sacca di Scardovari, per esempio,
è stato portato a termine solo il primo stralcio dei
lavori, mentre occorrerà adoperarsi al fine di puntare
al completamento globale de; progetto generale in quanto
risanamento e conservazione dell'ambiente non devono
essere affrontati in modo frammentano. Ed allo stesso
tempo pensiamo che sia necessario riuscire ad intraprendere
e realizzare anche un programma di mantenimento e manutenzione
delle opere realizzate affinchè durino ed abbiano efficacia
nel tempo. Senza manutenzione infatti gli interventi
eseguiti ridurrebbero il loro effetto benefico e le
lagune dei Delta sarebbero destinate a perdere le caratteristiche
morfologiche di zone umide e ad assumere un'uniformità
e monotonia simili a quelle di un lago salato. È il
caso della laguna del Barbamarco dove dobbiamo purtroppo
registrare, dopo una timida ripresa della produzione
susseguente ai lavori di vivificazione, una regressione
della stessa con amplissime zone lagunari, quelle a
minore energia idrodinamica, letteralmente invase da
macroalghe bentoniche del tipo Ulva rigida e Gracilana
verrucosa le quali determinano, nel periodo estivo gravi
anossie soprattutto nell'interfaccia acqua-sedimento
che è proprio il luogo di insediamento delle vongole
veraci. Si voleva sottolineare l'importanza dell'istituzione
di un programma di monitoraggio ambientale quale elemento
basilare per la gestione dell'ambiente e della risorsa.
Esso consente di tenere sotto controllo le lagune in
ogni momento e di verificare le modifiche in atto dei
principali parametri fornendo informazioni preziose
per la comprensione della direzione presa dall'ambiente.
Consente inoltre di prevedere con un certo anticipo
il verificarsi di condizioni ambientali estreme o non
favorevoli che potrebbero pregiudicare l'attività di
raccolta. Va anche sottolineato il fatto che le autorità
pubbliche coinvolte nella gestione delle zone umide
e costiere sono numerose e purtroppo spesso è diffìcile
che lavorino in sintonia e si coordino su piano operativo.
È invece auspicabile, in considerazione dell'alto pregio
e dell'alto valore naturalistico del Delta, che si possa
operare in concertazione e sinergia fra tutte le autorità
competenti. Riassumendo l'attività del Consorzio che
pure ha ottenuto li deposito del "marchio d'impresa"
presso il Ministero dell'Industria e del Commercio (foto
3), parte dalla programmazione della semina, dell'allevamento,
della raccolta per esaurirsi con la collocazione del
prodotto sul mercato. Questa attività incontra problemi
di diversa natura a partire dalla produzione, strettamente
legata agli interventi di vivificazione su descritti.
Anche l'attività di pesca è condizionata dagli interventi
pubblici per la costruzione dei porti pescherecci nelle
località di Pila e Scardovari dove i lavori stanno ora
per prendere avvio e dai lavori di canalizzazione che
devono essere eseguiti con periodicità programmata.
Tutto quanto sopra riportato per sottolineare la necessità
dell'intervento umano fra i problemi urgenti legati
alla sopravvivenza dell’attività di molluschicoltura
nelle aree del delta dei Po. Considerata la vitale importanza
che Questa attività ha ormai raggiunto nell'economia
locale, il Consorzio dei pescatori, dopo l'organizzazione
della produzione in ogni suo aspetto, la raccolta e
la commercializzazione, non può non farsi carico, in
una visione più ampia, di una programmazione tendente
a salvaguardare i livelli reddituali raggiunti e a svilupparne
ulteriormente l'espansione. E per questo che si è
prefissato i seguenti futuri programmi, di seguito riassunti:
Studio di tecniche di trasformazione e conservazione
del prodotto; Ottenimento del marchio di indicazione
geografica protetta (IGP); Inserimento del prodotto
nella grande distribuzione. E in queste direzione che
l'organo amministrativo ora si muove.
(Di: Dr. Gabriele Siviero -
Dr. Emanuele Rossetti, Consorzio Cooperative Pescatori
del Polesine Scardovari, in: “Aspetti dell’ambiente
del Polesine”, Provincia di Rovigo)
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