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“Descrizione e sperimentazioni
di attrezzi da pesca utilizzabili per la raccolta delle
vongole veraci nelle lagune Polesane”

Centro Italiano Ricerche e Studi per la Pesca
Ricerca condotta con il
contributo della Provincia di Rovigo, Area Attività
Produttive, Riserve Faunistiche, Vigilanza
RELAZIONE FINALE
DICEMBRE 2003
1.
Premessa
Nelle Lagune polesane ormai da alcuni anni vi
è un fiorente allevamento di vongole veraci filippine,
che ha portato la produzione a livelli molto alti.
La raccolta del prodotto viene effettuata oggi con attrezzi
manuali con fatiche considerevoli e condizioni di lavoro
abbastanza severe.
Legittimamente quindi i pescatori-allevatori di vongole
veraci riuniti i tre consorzi chiedono di poter usare
per la raccolta del prodotto sistemi che possano ridurre
la fatica ed il tempo i lavoro.
In pratica sistemi sempre dimensionalmente limitati che
possano essere usati con le loro barche di dimensioni
veramente modeste, ma che unitamente ad una minore fatica
fisica, associno un maggior rendimento orario di pesca.
Per venire incontro alle loro esigenze ed essere certa
di non autorizzare attrezzi più efficaci, ma anche
più distruttivi, la provincia di Rovigo ha commissionato
al C.I.R.S.PE (Centro Italiano ricerche e Studi per la
Pesca) uno studio riguardante la descrizione e sperimentazione
di due nuovi attrezzi da pesca utilizzabili per la raccolta
delle vongole veraci nelle lagune ed aree deltizie soggette
alla sua giurisdizione.
Dopo consultazione con i consorzi, il C.I.R.S.PE proponeva
di sperimentare i due nuovi attrezzi che i pescatori hanno
progettato e che oltre ad essere da loro ben accetti,
secondo il loro parere, avrebbero dovuto dare buoni risultati.
Gli obbiettivi della sperimentazione quindi erano quelli
di individuare nuovi attrezzi compatibili con l’ambiente
e la conservazione delle risorse, che permettessero una
minore fatica ed una riduzione delle ore di lavoro, e
che fossero compatibili con le normali imbarcazioni in
uso nelle Lagune polesane. 1.2
La pesca nelle Lagune polesane
Le lagune polesane molto estese e produttive
sono oggetto di una fiorente pesca e negli ultimi anni
anche di una notevole estensione di allevamenti di vongole
veraci e di altri molluschi.
Limitando l’attenzione alle vongole veraci si
può osservare che, dopo un avvio pionieristico
e tumultuoso, la produzione per la verità piuttosto
alta, si è stabilizzata ed ha portato discreti
ricavi alle cooperative e consorzi dei pescatori che
praticano questa attività.
La pesca però viene effettuata ancora completamente
a mano, spesso col pescatore immerso nell’acqua
e con piccolissime imbarcazioni a fondo piatto che erano
tradizionalmente usate per altri tipi di pesca o per
lo spostamento nelle valli.
Fino ad ora quindi la aumentata produzione di vongole
veraci dovuta agli allevamenti ed alla introduzione
della vongola filippina più resistente, di più
rapida crescita e quindi più produttiva, non
ha modificato la struttura delle imbarcazioni e degli
attrezzi da pesca.
D’altra parte la stessa normativa non permette
ammodernamenti tecnologici dato che gli attrezzi finora
consentiti sono solo quelli tradizionali.
1.3 Attrezzi attualmente in uso
Per la pesca delle vongole veraci i pescatori
della provincia di Rovigo sostanzialmente usano due
attrezzi: la rasca a manico corto (rasca in corto) e
la rasca a manico lungo (rasca in lungo ).
In realtà non si tratta di due attrezzi ma di
due tipi di attrezzi.
Infatti ogni pescatore costruisce il suo attrezzo a
modo suo e, rispettando comunque il principio di funzionamento
di uno dei due tipi, vi apporta modifiche personali
sia alle dimensioni cha al tipo di armamento.
Sostanzialmente inoltre si potrebbe dire che trattasi
dello stesso attrezzo a cui vengono montati due manici
diversi a seconda delle necessità.
Se infatti fino alla profondità di poco più
di n metro il pescatore opera a piedi procedendo a ritroso
sul fondo lagunare, utilizzando la barca solo come mezzo
per raggiungere e tornare dalle zone di pesca e trasportare
il prodotto raccolto, quando la profondità supera
questo valore giocoforza non riesce più a lavorare
scendendo in acqua ed allora cerca di lavorare, seppure
con maggiori difficoltà, da bordo allungando
il manico della rasca.
Le due rasche, sia a manico corto che a manico lungo
rientrano nella categoria delle draghe manuali a denti,
conosciute e d usate soprattutto in passato anche in
altre zone sia lagunari che marine.
Infatti le due rasche polesane hanno nella parte inferiore
della bocca rigida dei denti, lunghi circa 6 cm, con
cui raccolgono i molluschi annidati nel substrato.
Il lavoro con questi attrezzi è naturalmente,
come gia detto, faticoso e praticato in condizioni particolarmente
disagevoli e gravose.
Infatti quando si usa la rasca in corto si riesce meglio
a manovrare l’attrezzo e si ottengono i risultati
voluti con meno difficoltà, anche se il procedere
rinculando, coi piedi su fondali spesso molli nei quali
i piedi spesso sprofondano, è sicuramente faticoso
e necessita di una certa abilità ed esperienza.
Il lavorare comunque immersi spesso fino al petto nell’acqua
lagunare, per diverse ore al giorno non lo si può
considerare una condizione di lavoro invidiabile.
Le condizioni di lavoro con la rasca in lungo e quindi
da bordo del natante è sicuramente migliore,
ma l’uso e la regolazione dell’attrezzo
sono più complicate, difficoltose e faticose.
Da bordo si può lavorare con barca ancorata,
lanciando col lungo manico la rasca il più lontano
possibile e poi lentamente tirandola a se, naturalmente
facendo in modo che operi sempre sul fondo smuovendo
il sedimento e trattenendo i molluschi, oppure sfruttando
le correnti facendosi in qualche modo trascinare dalla
corrente stessa e quindi pensando prevalentemente a
mantenere perfettamente aderente al fondo la rasca.
Se le condizioni, col lavoro da bordo, possono considerarsi
migliori, certamente la fatica e la difficoltà
di regolazione dell’attrezzo sono superiori.
Sostanzialmente fino ad oggi le vongole delle Lagune
polesane sono raccolte con i due attrezzi descritti
sopra, anche se ognuno ha apportato le modifiche che
ha ritenuto opportune soprattutto per aumentare la manovrabilità
degli attrezzi.
1.4 Nuovi attrezzi - caratteristiche generali
I nuovi attrezzi proposti dai consorzi dei
pescatori delle lagune della provincia di Rovigo appartengono
alla categoria degli attrezzi da pesca per la cattura
di organismi sessili o fossori.
I nuovi strumenti mettono assieme diverse caratteristiche
che sono proprie di tre tipologie di attrezzi da pesca
per la cattura di organismi sessili o fossori e nello
specifico: i rastrelli da natante, le draghe turbossoffianti
ed i rastrelli trainati a piedi senza ausilio di forza
motrice.
Si tratta di due rasche, definite dai pescatori “rasca
in lungo” e “rasca in corto” di dimensioni
ridotte ma dal funzionamento, come principio, simile
alle draghe idrauliche armate sulle imbarcazioni denominate
vongolare.
1.4.1 Rasca in lungo a pompa
La rasca in lungo è sostanzialmente
un rastrello da natante munito di una pompa che fa uscire
acqua in pressione da appositi ugelli presenti sull’attrezzo.
Viene utilizzato a partire da fondali dove la profondità
dell’acqua supera 1,5 m circa.
È formato da 4 parti principali: il manico di
lunghezza variabile, che si innesta su di una cassa
a forma di parallelepipedo sulla quale nella parte anteriore
si trova una slitta che superiormente possiede l’innesto
della manichetta ed alla base alcuni ugelli che pompano
acqua in pressione, nella parte posteriore della cassa
è invece armata la rete.
Il manico di lunghezza variabile, il prototipo utilizzato
durante la sperimentazione ne aveva uno di 6m, viene
usato dal pescatore, da bordo del natante, per regolare
l’inclinazione e quindi la penetrazione della
rasca nel sedimento.
L’attrezzo viene adoperato con un natante di lunghezza
attorno ai 7m con due operatori a bordo, uno che governa
la rasca l’altro l’imbarcazione.
A bordo dell’imbarcazione viene collocata una
pompa portatile alimentata a benzina, essa pesca acqua
attraverso un manicotto dalla laguna e la spinge attraverso
una manichetta all’interno dall’attrezzo
dal quale fuoriesce attraverso gli ugelli.
L’acqua serve per smuovere il sedimento e favorire
la penetrazione dell’attrezzo nel substrato.
L’attrezzo è assicurato all’imbarcazione
mediante due cime collegate da un capo alla parte superiore
della cassa, dall’altro ai due lati della prua
della barca.
Queste servono per consentire il traino dello strumento
da parte dell’imbarcazione che si muove a ritroso.
Un pescatore in piedi a prua regola la rasca usando
il manico per variare l’inclinazione dell’attrezzo.
Ogni operazione di pesca consiste di diverse fasi in
successione, l’attrezzo viene calato a mano dall’operatore
di prua, quello di poppa aziona la pompa a benzina che
comincia a pompare acqua nell’attrezzo, poi innesta
la retromarcia nel motore fuoribordo e comincia la tirata,
al momento di salpare la barca si ferma viene spenta
la pompa e recuperata attraverso una cima la rete che
viene svuotata a prua.
1.4.1.1 Descrizione del prototipo utilizzato
Nello schema 1 in allegato si possono osservare
in dettaglio le caratteristiche principali dell’attrezzo
sperimentale.
La rasca nell’immagine è appoggiata con
la parte posteriore verso il basso.
Come si può vedere la cassa dell’attrezzo
ha forma di parallelepipedo trapezoidale la larghezza
è 40,6 cm, l’altezza 39 cm e la profondità
20 cm.
Sulle parti laterali e sulla base si trova una griglia
di tondino d’acciaio, la distanza tra un tondino
e l’altro è 2 cm.
Nella parte posteriore viene armata la rete mentre nella
parte anteriore sporge una lama per tagliare il sedimento.
Circa ad 1/3 dell’altezza della cassa, a 14 cm
dal basso con possibilità di regolazione fino
ad 8 cm, troviamo in posizione anteriore la slitta.
Sulla parte superiore, dietro alla slitta si vede (schema
1 in allegato) l’innesto filettato della manichetta
che prosegue in un polmone a sezione quadrata di lato
6 cm che porta nella parte inferiore 2 file di ugelli
(Schema 2 in allegato).
Sempre anteriormente ai due lati della slitta si vedono
i due punti di attacco che supportano una catena alla
quale vengono fissate le cime di traino.
La slitta è larga 42 cm e profonda 10 cm (con
3,5 cm di invito).
Gli ugelli posti su due file alla base del polmone sono
33 (17+16), in plastica, vengono avvitati su fori il
cui centro dista uno dall’altro 2,5 cm.
Gli ugelli sono tutti di sfondamento per rammollire
il sedimento e non ci sono, sul prototipo sperimentato,
ugelli di lavaggio.
Il diametro del foro di uscita di ognuno e 4,7 mm.
Come si può osservare in Schema 2 la slitta anteriore
ha un piano inferiore composto da tre parti: un invito
inclinato verso l’alto di 3,5 cm di larghezza,
un piano di 10 cm di larghezza e due file di ugelli
soffianti nella parte posteriore.
La maglia al sacco della rete armata è di 40
mm di apertura.
1.4.2 Rasca in corto a pompa
La rasca in corto è sostanzialmente
un rastrello a piedi, tirato senza ausilio di forza
motrice, munito di una pompa che fa uscire acqua in
pressione da appositi ugelli presenti sull’attrezzo.
Viene utilizzato a partire da fondali dove la profondità
dell’acqua è inferiore 1,5 m circa.
È formato dalle seguenti parti principali: un
manico che si innesta su di una cassa a forma di parallelepipedo
mediante tre supporti, davanti all’imboccatura
della cassa nel terzo superiore viene montata una slitta.
Sulla slitta posteriormente viene montato il polmone
con innesto della manichetta nella parte superiore e
con una serie di ugelli sulla parte inferiore da cui
esce acqua in pressione.
Nella parte posteriore della cassa è armata la
rete con maglia di 40 mm di apertura.
Alla base dell’imboccatura della cassa si trova
una fila di denti di tondino d’acciaio.
Il manico ha una lunghezza ed una inclinazione fissa,
possiede un impugnatura che viene usata dal pescatore
per trainare l’attrezzo all’indietro.
L’attrezzo viene adoperato con un natante di lunghezza
attorno ai 7 m che viene ancorato nei pressi dell’area
di utilizzo e sul quale viene lasciata una pompa idraulica
di supporto al rastrello.
Si tratta di una pompa portatile alimentata a benzina,
essa pesca acqua attraverso un manicotto dalla laguna
e la spinge attraverso una manichetta all’interno
dall’attrezzo dal quale fuoriesce attraverso gli
ugelli.
L’acqua serve per smuovere il sedimento e favorire
la penetrazione dell’attrezzo nel substrato.
Sulla parte superiore della slitta si trovano i punti
di innesto ai quali vengono legate due cime collegate
ad una cintura in cuoio che il pescatore porta in vita.
Queste servono per favorire il traino dello strumento
da parte dell’operatore che si muove a ritroso.
Ogni operazione di pesca consiste di diverse fasi in
successione, l’attrezzo viene calato a mano da
un operatore, da bordo si aziona la pompa a benzina
che comincia a pompare acqua nell’attrezzo, l’operatore
a mare raggiunge a piedi il punto di inizio della tirata
ed inizia a trascinare all’indietro l’attrezzo;
raggiunto il punto finale nei pressi dell’imbarcazione
salpa solo il sacco della rete, il cui contenuto viene
svuotato a bordo.
1.4.2.1 Descrizione del prototipo utilizzato
Nello Schema 3 e 4 in allegato si possono osservare
in dettaglio le caratteristiche principali dell’attrezzo.
Come si può vedere la cassa dell’attrezzo
ha forma di parallelepipedo di larghezza 55 cm, 24,5
cm di altezza e 38 cm di profondità.
Sulla base e fino ad un terzo dell’altezza sulle
parti laterali, si trova una griglia di tondino d’acciaio,
la distanza tra un tondino e l’altro è
2 cm.
Nella parte posteriore viene armata la rete mentre nella
parte anteriore sporgono 29 denti posti a 2 cm di distanza
l’uno dall’altro.
Circa ad 1/3 dell’altezza della cassa, regolabile
tra 8 e 16 cm, troviamo in posizione anteriore la slitta,
su cui posteriormente è montata la camera di
pompaggio con i relativi ugelli alla base.
Alla base della camera in cui viene pompata acqua in
pressione essa, si trova, in prossimità del centro
della cassa, l’innesto per la manichetta .
La slitta è formata da due parti: una piatta
di 8 cm di larghezza ed una inclinata verso l’alto
di 6 cm.
La slitta ha una larghezza di 48 cm mentre il polmone
di pompaggio ha una larghezza pari a quella della cassa
(55 cm) e sezione quadrata di lato 5 cm.
Sulla parte inferiore del polmone viene montata una
fila di ugelli in plastica avvitati su di un foro filettato.
Il diametro del foro di uscita di ogni ugello e 3,7
mm.
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