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11 marzo 2004 - Comunicato Stampa Lega Pesca
Pesca: rischio di fallimento per centinaia di imprese.
Aumenta il rischio di fallimento e si accorciano i tempi per la soluzione di un problema che coinvolge centinaia e centinaia di imprese cooperative di pesca. Queste sono incappate, loro malgrado, nelle procedure di infrazione comunitarie per aver percepito contributi ritenuti, a posteriori e senza alcun segnale di preavviso, incompatibili col mercato comune. Si tratta, in particolare, degli aiuti per la ricapitalizzazione delle cooperative della pesca e degli sgravi contributivi per i territori di Venezia e Chioggia, dei quali le Amministrazioni competenti chiedono ora la restituzione in unica soluzione: dossier risalenti agli anni '90. Il recupero di tali aiuti - spiega Ettore Ianì, presidente della Lega Pesca - è, per ragioni di carattere economico e finanziario, impensabile visto che andrebbe a colpire le imprese più deboli del settore della pesca e dell'acquacoltura, che hanno agito nella più totale buona fede e nel rispetto delle leggi dello Stato. Una mediazione avrebbe potuto trovarsi attraverso la messa a punto di meccanismi di rateizzazione analoghi a quelli adottati per le quote-latte. Era proprio questo il senso dell'emendamento ideato dall'On. Claudio Franci, in sede di riconversione del decreto legge n. 16/2004, recante disposizioni urgenti per la pesca e l'acquacoltura. L'inammissibilità dell'emendamento ha vanificando le aspettative del settore, che peraltro poggiavano sulla soluzione data alla analoga esperienza del settore lattiero-caseario. Le speranze della categoria, sempre più flebili, non sono però completamente vanificate. Ci si affida ora alla sensibilità dell'Esecutivo. A Montecitorio sono stati approvati due Ordini del giorno - di paternità dell'On. Franci, dell'On. Cazzaro ed altri (Ulivo) - che impegnano il Governo a verificare urgentemente in sede comunitaria e nazionale la possibilità di sanare la situazione senza ricorrere alla restituzione degli aiuti. Qualora l'obbligo venga confermato, gli stessi Ordini del giorno chiamano l'Esecutivo ad adottare provvedimenti per assicurare che il recupero dei contributi e degli sgravi avvenga in un arco temporale di almeno quattordici anni. La Lega Pesca condivide questa sollecitazione al Governo affinché metta in campo ogni possibile azione per salvaguardare il futuro di migliaia di operatori coinvolti, oltre l'indotto. Una ulteriore possibilità per risolvere il problema - conclude Ianì - sarebbe quella di includere un apposito articolo nel disegno di legge sulla pesca Franci-Scaltritti. Ma il testo, seppur bipartisan e condiviso da tutte le forze economiche e sociali, si è inspiegabilmente arenato da tempo in Commissione Agricoltura alla Camera, e non si comprende la ragione di questa pausa prolungata.
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