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29 gennaio 2004 - PESCA IN MEDITERRANEO: MURO CONTRO MURO L'ASSOCIAZIONISMO BOCCIA LA COMMISSIONE EUROPEA
Accesa, e a tratti anche aspra, è stata la riunione di ieri a Bruxelles del pre-RAC, istituendo Consiglio Consultivo del Mediterraneo. Dalla distanza tra le posizioni della Commissione e delle Organizzazioni cooperative, armatoriali, ambientaliste e dei consumatori degli Stati membri del Mediterraneo, è scaturita una solenne bocciatura della CE e della Direzione Pesca europea. Le Associazioni italiane dei pescatori hanno ribadito la posizione già espressa in occasione dell'Audizione al Parlamento Europeo del 19 gennaio, riaffermando che la proposta di regolamento della Commissione non è emendabile. Essa è reputata inaccettabile nei principi, nel metodo e nei contenuti. Questa posizione è stata largamente condivisa da tutti i rappresentanti dei pescatori e dei ricercatori degli Stati membri del Mediterraneo nonché, seppur con qualche distinguo, dagli ambientalisti. La bocciatura decretata dall'associazionismo è motivata da una corposa serie di considerazioni: la proposta è frutto di un approccio verticistico e burocratico; la Commissione ha di fatto negato qualsiasi confronto serio e leale con le categorie; vi è una estrema debolezza del supporto scientifico; le misure previste non si attagliano alla multispecificità della pesca artigianale mediterranea; il principio precauzionale è applicato faziosamente solo alle finalità di tutela ambientale, ignorando gli aspetti tecnici, produttivi, economici e sociali; è assente qualsiasi applicazione del principio di sussidiarietà e qualsiasi attribuzione di ruolo agli Stati membri; manca qualsiasi compensazione economica e sociale ai prezzi pesantissimi che i pescatori del Mediterraneo dovrebbero pagare nel caso in cui fosse approvato il regolamento. Queste posizioni diametralmente opposte tra Associazionismo e Commissione - convinta invece che la proposta sia aperta, flessibile e positiva - hanno provocato lo sconvolgimento dell'Ordine del giorno del RAC: la Direzione generale Pesca della CE, sorda e indifferente a tutti i segnali di tensione e malcontento, aveva previsto la riunione di 8 gruppi di lavoro che avrebbero dovuto entrare nel merito dell'articolato della proposta di regolamento. Compattamente questa scaletta dei lavori è stata rigettata, perché se le Associazioni avessero accettato di confrontarsi sul testo, ne avrebbero implicitamente riconosciuto una qualche validità. Tutto ciò senza che la Commissione desse l'impressione di aver compreso le ragioni del rigetto dell'Ordine del giorno, o manifestasse qualche dubbio o ripensamento. I rappresentanti dei pescatori, sia perché ben consci dell'esigenza di tutelare le risorse marine che per non essere tacciati di insensibilità ambientale e di contestazione distruttiva, in questi mesi avevano fatto pervenire a Bruxelles un loro corposo e scientificamente motivato documento di proposta. Si attendevano ieri, da parte della Commissione, almeno un parere in proposito. Nulla. Tutto fa supporre che ancora una volta la finalità comunitaria della seduta di ieri fosse solo la riproposizione del solito trucco: convocare le Associazioni ed ignorarne le posizioni, per poi spacciare il tutto come concertazione. Alla richiesta della categoria di una doverosa preliminare valutazione dell'impatto socioeconomico del regolamento, la Commissione, non senza qualche timidezza, ha lasciato intendere di avervi assolto. I risultati tuttavia non sono stati resi noti, probabilmente perché tutt'altro che edificanti. I rappresentanti dei pescatori hanno chiesto che questi dati siano resi pubblici, prima di qualsiasi ulteriore passo, in qualsivoglia direzione. Se questo non dovesse avvenire, si prefigura la prosecuzione di un dialogo tra sordi che non promette nulla di buono per il futuro della pesca del Mediterraneo.
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