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RIFORMA PCP: TIMIDE APERTURE NON FUGANO PREOCCUPAZIONI
Comunicato stampa 16 ottobre 2002
Le timide aperture registrate ieri nel corso del Consiglio Pesca di Lussemburgo non attenuano le preoccupazioni della Lega Pesca circa l’esito dei negoziati sulla riforma della politica comune della pesca (PCP). Pur disponibile a valutare un trattamento differenziato per le imbarcazioni di più piccole dimensioni, la Commissione lascia complessivamente inalterato il progetto originario della riforma, che rimane ispirato alla drastica riduzione degli aiuti pubblici per il rinnovo della flotta, a favore di una progressiva espulsione di addetti dal settore, senza per giunta la previsione di adeguate misure di carattere sociale. Si tratta di politiche di riduzione dello sforzo di pesca che avranno un impatto socio-economico ed occupazionale devastante, di cui si continua ad ignorare la portata – dichiara Ettore Ianì, presidente della Lega Pesca - rinviando a posteriori ogni considerazione in materia.
Pur valutando positivamente la Comunicazione relativa ad un Piano d’azione per il Mediterraneo, rimangono nondimeno perplessità e riserve, perché non sembra essere stata colta fino in fondo la richiesta, avanzata dalla Lega Pesca e dal movimento cooperativo, di una gestione globale di Bacino, che non consideri il Mediterraneo come ambito marginale della politica comunitaria della pesca, ma come nodo nevralgico per integrare, in uno scenario economico e sociale molto complesso, realtà reciprocamente funzionali come quelle dei Paesi Membri e dei Paesi Terzi, anche nella prospettiva del prossimo allargamento dell’Unione a Paesi di grandi tradizione peschereccia come Malta e Cipro. In questo contesto, assume particolare rilievo politico il rilancio da parte del Sottosegretario Scarpa della candidatura dell’Italia ad organizzare una conferenza euromediterranea della pesca.
Alcune proposte della riforma UE risultano condivisibili. La Lega Pesca valuta senz’altro positivamente la creazione dei comitati consultivi regionali per migliorare la gestione, sottolineando l’esigenza di un ruolo attivo degli Stati membri e di un pieno coinvolgimento delle rappresentanze dei pescatori. Anche sul fronte dell’armonizzazione dei controlli e delle sanzioni, la Lega Pesca ritiene fondamentale adottare un sistema omogeneo che eviti le penalizzazioni del passato. A riguardo, siamo anche favorevoli – dichiara Ianì – all’estensione della blue box ad imbarcazioni inferiori ai 24 metri, purché possano beneficiare degli stessi incentivi già concessi alle barche più grandi.
Ma rimangono alcuni nodi centrali ancora da sciogliere. Il primo è quello degli aiuti al rinnovo della flotta, un problema che riguarda in particolare l’Italia, dove si registra uno dei più alti tassi di invecchiamento del naviglio. Occorre insistere perché, fermi restando gli obiettivi di riduzione dello sforzo di pesca, che possono essere ottenuti attraverso altre misure ( fermo, ripopolamenti, tutela di nursery, ect), si valorizzino, così come richiede con forza il governo francese, le due misure degli ammodernamenti e delle nuove costruzioni, indicati come unici strumenti di modernizzazione del settore e di reale tutela della sicurezza del lavoro in mare.
Il secondo scoglio da superare rimane quello degli aiuti sociali a favore degli operatori: le misure proposte dalla Commissione per tentare di governare il processo di riconversione degli addetti, rimangono di difficile applicazione nel nostro Paese, perché incoerenti con la attuale legislazione nazionale del lavoro. Ciò prefigura ripercussioni occupazionali molto pesanti, soprattutto per le fragili comunità pescherecce del Mezzogiorno, di cui non si potrà non tener conto.
Mentre questioni di tale rilevanza sono ancora aperte, preoccupa la ferma determinazione con cui il Commissario Fischler continua a ribadire l’intenzione di chiudere il dossier entro la fine dell’anno. Di fronte a decisioni e cambiamenti cosi radicali, che incideranno profondamente sul futuro dell’economia ittica nei prossimi decenni, l’esigenza che si pone– dichiara Ianì – è quella di riflettere ulteriormente. Sarà meglio perdere qualche mese che rischiare di rompere il rapporto fiduciario tra le Istituzioni e la categoria.
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