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22 maggio 2003 - RISCHIO DI FONDI INSUFFICIENTI PER IL FERMO PESCA
A TREMONTI L’APPELLO DEL MOVIMENTO COOPERATIVO
In forma unitaria le Associazioni del movimento cooperativo della pesca, che rappresentano l’80% della base produttiva del settore, hanno sollecitato non senza preoccupazione il diretto intervento del ministro dell’Economia e delle Finanze, Tremonti, per garantire una adeguata copertura finanziaria alle indispensabili misure di interruzione temporanea delle attività di pesca, più conosciute come ‘fermo biologico’.
La sospensione di alcune attività di pesca (strascico e volante) per periodi prolungati, da oltre 15 anni viene effettuata in Italia come strumento più idoneo per contribuire a tutelare la fauna marina, con l’unanime consenso degli ambientalisti, dei pescatori, dei ricercatori, dei consumatori, nonché con il via libera della Comunità europea.
La dotazione prevista nella finanziaria 2002 per la copertura di questa misura ammontava a 10 milioni di euro per ciascun anno, al fine di assicurare, come di consueto, il pagamento del minimo monetario garantito e degli oneri previdenziali ed assistenziali agli equipaggi dei pescherecci sottoposti all'inattività.
Il sopraggiungere, nel novembre dello scorso anno, del cosiddetto ‘decreto taglia spese’ a firma del ministro Tremonti ha complicato non poco la vicenda: le somme destinate alle misure di accompagnamento sociale per il 2002 sono state decurtate di oltre il 50%, tanto da rendere necessario, da parte del sottosegretario all’economia ittica On. Scarpa, rispondere alle legittime aspettative dei pescatori con un anticipo a valere sulle somme disponibili per la corrente annualità 2003. Somme che, risultano oggi del tutto insufficienti per l’attuazione del Piano nazionale di protezione delle risorse acquatiche, in corso di predisposizione.
Condivisa e approvata anche dall’Unione Europea, la realizzazione della misura di arresto temporaneo della pesca è indispensabile alla salvaguardia delle risorse marine, e conseguentemente alla tutela dell'occupazione dei pescatori, oltre che alla produzione alimentare nazionale – hanno ribadito con forza al ministro Tremonti i presidenti delle Associazioni cooperative, Ettore Ianì (Lega Pesca) Giampaolo Buonfiglio (AGCI Pesca), Massimo Coccia (Federcoopesca) e Pasquale Amico ( UNCI Pesca). A quanto ci risulta il Ministero è sul punto di sollecitare per la seconda volta la Ragioneria generale con una richiesta di urgente integrazione delle somme per il 2002 – hanno reso noto le Associazioni. Da parte nostra, trattandosi di spese previste dalla legge finanziaria, abbiamo ritenuto lecito prospettare al ministro Tremonti l'ipotesi che esse possano essere oggetto di deroga al D.M. 29 novembre 2002.
La situazione è comprensibilmente fonte di grandi preoccupazioni nelle marinerie, dove risulta sempre più difficile da arginare lo stato di tensione imputabile non solo ai pesanti ritardi nei pagamenti degli indennizzi dello scorso anno, ma anche all’attuale mancanza di certezze sulla realizzazione della misura, alla ormai prossima vigilia dell’approvazione del Piano di protezione delle risorse acquatiche 2003.
Nell’invocare un diretto intervento da parte del ministro Tremonti per una serena e positiva soluzione del problema, il movimento cooperativo della pesca ha sottolineato che la malaugurata eventualità di una mancata risposta da parte del Governo innescherebbe ripercussioni gravissime ed insostenibili per il settore, penalizzando gli obiettivi di tutela della fauna ittica, mettendo a rischio l'occupazione di un comparto già in gravi difficoltà e costringendo, nel medio periodo, il nostro Paese ad aumentare le importazioni di prodotti della pesca, che già oggi si ripercuotono pesantemente sulla bilancia commerciale nazionale.
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